In difesa della ortografia - parte prima -

Le lingue, col tempo,  mutano: nel lessico assai velocemente, nella struttura sintattica e  grammaticale più lentamente; ma l'ortografia è maledettamente stabile. Ne san qualcosa i tedeschi e i francesi,  impegnati per anni in  querelle nazionali sull'ortografia delle loro rispettive lingue; non  ne hanno fatto alcunché. Per cui i francesi continuano a fare dettati fino alle ultime classi delle superiori e i tedeschi si tengono la doppia esse scritta come una “B” arzigogolata.

L'ortografia italiana risale al secolo XIII.  Da allora le lettere “c” e “g” possono esprimere sia suono “duro”, sia “dolce”, ma in base alla seguente regola: se dopo la consonante ci sono le vocali “a”, “o”, “u” il suono è duro  (esempi: casa, gomma, cuculo), mentre con “e” e “i” il suono può essere  dolce (celato, giro) o duro, ma in questo caso lo si indica,  solo ed esclusivamente con il gruppo di lettere “ch” e “gh” (chelato, ghiro).

. ll tedesco, per dire, funziona diversamente: nella scrittura il suono duro della nostra ” c” è sempre reso con la lettera “k”, a parte i nomi scientifici  (“Chemie” ad esempio) per i quali “Ch” indica il suono duro. L’inglese è invece, decisamente più complicato…

Punti di vista diversi di lingue diverse, appunto, ma che diventano rigidi, convenzionali, all'interno di ciascuna lingua; altrimenti come si farebbe a dare un senso alle parole che si leggono?

.Altra caratteristica dell'italiano scritto (ma anche delle altre lingue europee) è di essere una lingua in cui esistono lettere  sia per le consonanti sia per le  vocali. Eh, già, perché esistono lingue, quali l'arabo e l'ebraico, che hanno solo lettere che esprimono consonanti: infatti è un bel problema la traslitterazione in alfabeti vocalici delle parole arabe! Esempio: Al Qaeda, Al Qaida? Nel 2001 capitava anche di leggere Al Quaeda…

 Dove va a parare tutta questa   elucubrazione?

A manifestare le ragioni della profonda contrarietà di fronte al disinvolto uso di abbreviazioni, tipo “cmq”, “nn”, in luogo di “comunque” e “non”; perché noi, in Italia, usiamo una lingua vocalica, non una lingua consonatica. Ma anche, ovviamente, l'irritazione per  “Ke” in luogo di “che” ,(non stiamo scrivendo in ima lingua germanica, ma in italiano). Per non dire dell'orrendo “xkè” che riesce ad unire un simbolo aritmetico ad una lettera delle lingue germaniche  per esprimere una parola italiana: esempio indubbio, mi sento di dire, della confusione dei tempi.

In genere si giustificano queste ortografie strampalate con la necessità di risparmiare  per scrivere sms: giustificazione sciocchina, mi pare, per più ragioni:

–        nella definizione  “short message sent” il short (breve) si riferisce al fatto che in un messaggio siano contenuti un limitato numero di caratteri, non alla abbreviazione delle  parole;

- negli sms si può usare lo stile telegrafico, che da centocinquanta anni e passa  consente l'abolizione di articoli e preposizioni senza costringere i lettori a specializzarsi in decrittazione di scritture che richiamano alla mente  quelle medievali;

- sono i giovani ad usare queste ortografie “esotiche”, cioè le persone più veloci manualmente... che non dovrebbero avere problemi a  pigiare un paio di volte in più i tasti del cellulare.

Ma anche a far sfoggio di molta comprensione e rassegnarsi  a  subire crittografie nel ricevere sms da figli e nipoti in nome del costo del messaggino, diventa francamente fastidioso  e  urticante vedere, e soprattutto dover leggere, su pagine scritte o sulla schermata del video, testi di normale comunicazione istoriati da simboli aritmetici  in luogo delle parole “per”, “più, “meno” e da abbreviazioni stenografiche  (ora che la stenografia non  si insegna più) che fanno inevitabilmente pensare ad un ritorno all’anno mille., di cui, francamente, si farebbe volentieri a meno.     

 

25 febbraio 2010
Barbara

Gentile Massimiliano,
sì, concordo sulla mancanza di possibile mobilità sociale di cui soffre questo paese, io ne sono un esempio in carne e ossa, purtroppo per me.
In ogni caso, quando scrivo che questa società si è fatta più complessa, intendo questo: "affetta da miriadi di stimoli veloci, sovente illogici e mutevoli".
Mi spiego: un qualunque ragazzo di 15 anni, oggi a differenza di 30-40 anni fa, vive "bombardamenti" continui, che provengono da mille direzioni.
Non basta più saper fare una cosa, magari bene: è necessario saperne fare 100, magari malamente o in maniera posticcia, ma il "camaleontismo" è diventato necessario.
Anche perchè, il mondo "oltre" la scuola è fatto di precarietà, discontinuità, incertezze quotidiane.
Inoltre, oramai persino il così detto "tempo libero", a parer mio, non esiste più, o per lo meno è stato invaso da mille diversivi: DEVI fare uno sport, devi seguire eventi culturali, devi andare al cinema, devi restare aggiornato, devi far parte di associzioni, devi adare al pub...
Insomma, l'età contemporanea "risucchia" in toto la vita dei giovani ( sopratutto, ma non solo! ), i quali poi finisco per rincorrere tutto questo senza mai interessarsi veramente, profondamente, a qualcosa ( non è sempre così, per fortuna, ma il rischio è forte ).
Ora, davanti alla complessità ( o semplice molteplicità ) di questa condizione, una persona che sappia scrivere usando un linguaggio sintetico e, quando occorre, sappia anche argomentare e scrivere correttamente, ha più possibilità rispetto a chi invece ormai utilizza un solo registro linguistico.
Vale lo stesso per il saper decodificare immagini, saper leggere criticamente un quotidiano, saper affrontare un tema piuttosto che saper scrivere un semplice CV.
Spero di aver spiegato più correttamente cosa intendo per complessità.
Per quanto riguarda il concetto di semplificazione, non posso fare altro che aggiungere quella che è solo una mia veloce riflessione: in un mondo in cui questa molteplicità di stimoli sembra inarrestabile, la semplificazione in tanti campi ( dal vivere civile alla comodità di strati sociali preordinati ) sembra inevitavibile, pena: il caos.
Questo è quello che attualmente sembra succedere, almeno ai miei occhi. Gigantesche banalizzazioni, stratificazioni, prese di posizione, immobilismi ostinati.
Arriviamo così ad nodo critico: per guidare tutto questo servirebbero persone adeguate, cosa che in questo paese non intravedo nemmeno, al momento.

magli

Buongiorno a tutti.
Ho letto con interesse l'articolo di Maria Rosa e il successivo commento di Barbara Bini. Considerazioni che fanno riflettere sull'impoverimento (o se preferite sulla SEMPLIFICAZIONE) generale che sta avvenendo nella nostra societa' e nel nostro paese in particolare modo. Impoverimento (SEMPLIFICAZIONE) che non riguarda solamente la nostra lingua (l'ortografia ma anche la grammatica - penso alla scomparsa del 'povero' congiuntivo) ma riguarda in generale tutti i valori del vivere civile. Al termine del suo commento Barbara scrive: "La società diventa sempre più complessa mentre la nostra scuola viene sempre più sminuita". Sono argomenti 'importanti'. Sullo svilimento della scuola pubblica credo non si possano avere molti dubbi, mentre sull'aumento di complessita' della societa' credo sarebbe opportuno fare dei 'distinguo'. Per alcuni aspetti la tendenza e' tutt'altro rispetto ad un incremento della complessita'. Un esempio lo si puo' trovare oggi sui giornali; alcuni quotidiani riportano la notizia di un rapporto OCSE che mette il dito sulla profonda piaga della mancanza di mobilita' sociale caratteristica del nostro Paese. Il report OCSE lo potete trovare qui http://www.oecd.org/dataoecd/17/42/44566315.pdf
Il concetto di SEMPLIFICAZIONE non deve comunque essere demonizzato. La semplificazione e' parte integrante
del nostro 'essere' e ci ha permesso di evolverci come specie fino ad oggi. Il problema semmai e' quello di non farci ammaliare dalla sua "comodita'".

Massimiliano Magli

Barbara

Cara Mariarosa
concordo con te su quanto scrivi, ma ci sono alcune osservazioni che mi piacerebbe condividere.
Non conosco a menadito la storia della lingua italiana ( o delle lingue europee in generale ) ma credo che, in relazione alla loro evoluzione, abbiano giocato un ruolo anche i supporti sui quali essa si evolveva.
Penso alla ovvia invenzione della stampa, penso alla diversità della lingua parlata rispetto a quella scritta, o ai più recenti telegrafi o codici di comunicazione ( ma potrebbero essercene altri che non mi vengono in mente ).
Il telefonino, volenti o nolenti, sta diventando un nuovo supporto, anzi, probabilmente lo è già ( sopratutto nelle sue evoluzioni in smart phone ).
Come il PC, con il suo effetto deleterio sull'ortografia ( usando correttori ), anche il telefonino sta acquistando un ruolo linguistico, probabilmente.
Il punto è che questo suo ruolo non sembra portare a niente di positivo.
La velocità sacrifica la qualità delle comunicazioni, inesorabilmente.
Non credo si tratti realmente di "risparmiare i soldi del messaggino", ma di un nuovo modo di considerare la lingua scritta: essa deve essere veloce, funzionale, di immediata comprensione e risposta.
Quello che mi sconcerta è la NON capacità del contrario.
Ci sono ragazzi che arrivano in terza liceo senza saper scrivere in modo diverso da quello sintetico ( e ortograficamente sbagliato ), con una sintassi inesistente.
Chieddere loro di argomentare un qualunque ragionamento diventa impossibile, e quasi fastidioso: nell'era della velocità, l'argomentazione sembra un peso.
Il buco ( chiamiamolo così ) lessicale e grammaticale, per come la penso io, inizia ad allargarsi già alle scuole elementari, e prosegue successivamente senza sosta.
Oggi come oggi la scuola è fortemente orientata nel rincorrere le nuove tecnologie, l'uso di internet, di strumenti informatici ( penso al terribile power point, mezzo spaventosamente vuoto con cui vedo fare decine di ore di lezione ) allontana i ragazzi dalla scrittura manuale, cosa che poi si riflette in tutti i campi: per non parlare della lettura, quella fatta su un libro di carta.
Bisogna anche chiedersi, però, come sia possibile continuare a tagliare ore di insegnamento sperando che gli insegnanti riescano, con la metà del tempo, a fare le stesse cose che si fanno con il doppio: ecco allora spuntare lucidi, slide, perchè a loro si chiede comunque di insegnare contenuti e metodi nonostante tagli e tagli di ore e personale.
Non sono contraria all'uso dei nuovi mezzi di comunicazione, anzi, ne sono una forte sostenitrice: ma solo se accompagnati da una forte ( come era in passato ) insistenza sull'uso corretto della nostra lingua.
Se ce n'era bisogno, questa è l'ennesima dimostrazione che la nostra scuola non ha certo bisogno di tagli delle ore, semmai del contrario: un ragazzo deve saper sintetizzare ma saper fare anche l'operazione contraria, poichè si troverà a dover interagire in contesti in cui l'argomentazione e la correttezza del suo scritto verranno valutati e saranno estremamente utili.
La società diventa sempre più complessa mentre la nostra scuola viene sempre più sminuita: il gap io lo vedo in questo, poichè se non è messa in grado di preparare correttamente al mondo post scolastico la scuola, sostanzialmente, non serve a molto, se non come parcheggio.
E questo è un tema lungo.

Volevo condividere con te questi veloci pensieri, ciao!

Barbara Bini

PS Spero di non aver commesso nessun errore di ortografia e/o sintassi, anche io sono spesso costretta a scrivere molto velocemente.
Spero anche di saper fare, ancora e per molto tempo, il contrario.