Poi arriva il giorno che una si chiede:”Perché una legge viene chiamata “lodo”? Perché un lodo non è mica una legge e tra “lodo” e “legge” ci corre un bel po' di differenza! Basta spulciare un dizionario della lingua italiana per scoprirlo, ad esempio lo Zanichelli:
Lodo: decisione di arbitri che acquista efficacia di sentenza giudiziale allorché è dichiarata esecutiva con decreto del pretore.
Tradotto dal giuridichese: quando due persone hanno una lite tra loro di carattere civilistico, ad esempio per i confini di proprietà o la liquidazione di una società, possono decidere, invece di ricorrere al giudice civile, di delegare degli arbitri a cui affidano la soluzione del contenzioso. Dopo di che i due litiganti, vanno dal pretore, gli raccontano che, avendo avuto una diatriba tra loro, hanno incaricato Tizio e Caio di trovare una soluzione; che la soluzione trovata dagli arbitri è questa presentata e il pretore traduce in decreto avente forza di sentenza l'accordo. Fine della discussione e bona lè nei secoli dei secoli.
Sempre lo Zanichelli:
Legge: atto normativo emanato dagli organi competenti ed in conformità alle regole poste dall'ordinamento giuridico-costituzionale dello Stato.
Ragion per cui, in Italia, fino a prova contraria, qualunque atto esca dal Parlamento, dopo discussione e approvazione da entrambe la due Camere nel medesimo testo si chiama “legge”, (ordinaria, delega o costituzionale, ma sempre “legge”), come prescrive la Costituzione, che, fino a prova contraria, è il fondamento dell'ordinamento giuridico-costituzionale della Repubblica Italiana.
Allora, per quale cavolo di motivo, da alcuni anni in qua, il Parlamento sforna leggi che giornalisti (e portiamo pure pazienza!), ma anche parlamentari (e ,in tal caso, pazienza un corno!) chiamano lodo? Sono le leggi che hanno avuto o intendono avere per oggetto la sospensione dei procedimenti penali per alcune cariche dello Stato ad essere state chiamate “lodo”.
Scusate, ma chi sarebbero i litiganti? Poteri o organi previsti dalla Costituzione litigherebbero tra loro come può capitare tra soci per la liquidazione del patrimonio aziendale o tra condomini per l'assegnazione dei posti-auto???!! Si chiama “controllo reciproco tra i poteri” , dall'Illuminismo in poi, o se vogliamo fare gli americani, “balance of power”, mettere dei limiti a quel che può fare o non fare un potere o un organo dello Stato nei confronti di un altro potere o organo dello Stato!.
E , di grazia, chi sarebbero gli arbitri? Deputati e senatori che hanno il compito costituzionale di fare LEGGI sarebbero arbitri??? !! Sempre il nostro dizionario definisce “legge”: ogni norma che regola la condotta individuale o sociale degli uomini, definizione che, con con “trovare una soluzione condivisa per una lite di carattere civilistico”, tipo, per fare un esempio,quelle tra vicini di casa per il posto-auto o il volume della Tv, ha a che fare come i famosi cavoli a merenda.
Arbitri ed arbitrati, la Costituzione non ne prevede, tra poteri ed organi dello Stato, per il semplice morivo che lo Stato non è una faccenda privata da qualche centinaio d'anni! E quindi non ne possono esistere. La Costituzione indica solo chi deve giudicare i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato: la Corte Costituzionale (art. 134, comma 2)
Vien da chiedersi cosa sia la LEGGE nella testa di chi usa “lodo” così a sproposito: un accomodamento per sistemare questioncelle private tra un paio di tizi privati che hanno divergenze private tra loro??!!?
E la definizione di guarentigie per chi ricopre cariche istituzionali previste dalla Costituzione, ovviamente all'interno delle guarentigie universali dei cittadini, nella testolina di questi luminari giuridici, sono la stessa cosa di una lite tra confinanti o tra soci per la divisione del patrimonio aziendale??!!??
Che cavolo di accidenti di concezione dello stato c'è, dietro questa sostituzione di “legge” con “lodo”?



.....estikaazi!!!
Ho letto più di una volta questo articolo senza capirne l'utilità. E' uno sfoggio di nominalismo che nulla aggiunge alla questione relativa alle molte difficoltà della giustizia ed ai suoi misfatti. Anzi, può indurre qualcuno, poco interessato ad informarsi correttamente dei problemi, a perseverare in questo atteggiamento tanto, se i problemi della giustizia sono questi, poca cosa. Eppure tanti motivi per essere allarmati, come non mai, dovrebbero trovare esegesi più impegnate e meno fuorvianti. Una chiosa intendo fare a proposito di chi deve giudicare i conflitti di attribuzione dei poteri. Formalmente la Corte Costituzionale (art. 134 comma 2), secondo la Costituzione deliberata dall’Assemblea costituente nel 1947, però esiste anche una costituzione "materiale" praticata in particolare a sinistra e NON SOLO da politici. Mi aiuta in questo il libro "La toga rossa" di Bonini e Misiani (Tropea editore) che descrive la storia di quello che può essere definito il "lodo primordiale". Alcuni ricorderanno la vicenda dei fondi neri del SISDE del 1993. Per chi non la dovessero ricordare come tale, rammento che si tratta di quella vicenda che indusse il presidente scalfaro la sera del 3 novembre , accusato assieme a Mancino di aver ricevuto cento milioni in nero ogni mese quando era ministro dell'interno, ad occupare tutte le televisioni per dichiararsi legibus soluto: "IO NON CI STO!". La Procura di Roma si trovò a dover risolvere il caso e Michele Coiro, Mele per buona pace si fece da parte, cominciò a cavillare per disinnescare il caso. Racconta Misiani (allora appartenente a magistratura democratica) che la Procura si spaccò. "Fu una divisione netta in cui giocarono un ruolo le differenze generazionali e la cornice POLITICA del momento prima ancora che considerazioni di ordine strettamente giuridico" (pag. 188). Alcuni volevano che si procedesse sganciati da ogni opportunità, altri, la corrente di magistratura democratica con esponenti di spicco, salvi e saviotti, "volevano che l'operazione andasse soffocata sul nascere". Così avvenne perchè la Procura, "con una costruzione giuridica ardita, si spoglia di una parte del procedimento ipotizzando la liceità della dazione di denaro" ma indagando sull'uso realmente fatto da tutti i ministri dell'interno. " Scotti e Gava vengono dunque iscritti al registro degli indagati..... per concorso in peculato ed i fascicoli inviati al tribunale dei ministri. La posizione del capo dello Stato è congelata, così come previsto dalla Costituzione". C'era però il rischio che la stura delle rivelazioni potesse rimettere tutto in discussione. " E fu allora che arrivò in soccorso la trovata di saviotti. Giovane, di sinistra,molto ascoltato da Coiro e da Mele .... spiegò che il modo per imbrigliare i cinque del SISDE (gli autori delle rivelazioni- nota mia) esisteva. Lo si poteva trovare nel codice penale, all'art. 289 "attentato agli organi costituzionali", norma .... sufficientemente indeterminata ... da poter essere utilizzata in situazioni dal profilo non precisamente determinato". Vi risparmio il testo dell'articolo, ora addolcito e lo potrete leggere in rete, che allora prevedeva la condanna a 10 anni. "Contestare il 289 agli indagati significava porli in una condizione senza via di uscita. Ogni ulteriore chiamata in correità di politici o comunque con cariche istituzionali, li avrebbe precipitati nella condizione di indagati per reati gravissimi...con condanne pesantissime" Misiani decrive il suo disappunto parlando con Mele e Coiro che difendono con motivazioni inusitate la decisione. "Con quella scelta dell'art. 289 è indubbio che una parte di magistratura democratica .....ottenne una legittimazione politica forte". Parlando ancora con Coiro questi gli disse: " Si trattava di una operazione di sinistra forse tecnicamente discutibile ma politicamente dignitosa" (pag. 192). Finisco così la copiatura dal libro di Bonini e Misiani che, come già fatto in altro commento, invito a leggere. Se a qualcuno continuasse a non piacere il termine "lodo", lo chiami pure "scudo" ma si renda conto che fu inventato dalla Procura di Roma per parare il posteriore di scalfaro. La Corte Costituzionale ha bocciato ogni legge fatta dal PARLAMENTO a tutela di alte cariche. Un gruppo di magistrati di Roma ha dettato le regole delle vicende democratiche, decisione non permessa al Parlamento. Queste sono vicende che DOVREBBERO imporre domande meno "leggere" sulla giustizia in generale ma soprattutto sulla gestione della giustizia, la sua politicizzazione, la sua autoreferenzialità, la sua irresponsabilità, la sua onnipotenza. Montesquieu scriveva che chiunque eserciti il potere è possibile ne abusi ed è pertanto necessaria la contrapposizione dei poteri. Chi si contrappone alla Corte?
Ps. A sinistra cambiare le definizioni in modo politicamente colretto è la norma: spazzino-operatore ecologico, cieco-non vedente, paraplegico-diversamente abile, bidello-personale non docente, ambulante -operatore itinerante ecc. ecc. ecc.. Se la stampa diffonde un termine improprio (che qualche politico riprende) che però tutti riconducono ad una legge, non vedo l'interesse per una disputa trascurabile.
....ariestikaaazi!!!!
Il commento del Sig. L.ui, sinceramente, mi è piaciuto. A differenza del primo post, che mi era sembrato un po' ostico, quest'ultimo è veramente esaustivo e dirimente. Ce ne fossero intelligenze simili!