Ritorni linguistici

A volte il passato ritorna e si riconquista la scena

Eh, già! A volte il passato ritorna  e si riconquista la scena, buttando per aria tutte le considerazioni che era accaduto di fare. Non mi riferisco al “risveglio dei popoli” dell’altra sponda del Mediterraneo, che è roba troppo seria per  farne oggetto  di commento, mentre siamo ancora dentro al ribollire degli eventi.

Molto più modestamente mi riferisco alle elucubrazioni che mi suscitano le forme della comunicazione pubblica, nel nostro paese. E devo, col cappello in mano e il capo cosparso di cenere, ammettere che avevo preso una bella cantonata, tre mesi fa,a dichiarare retaggio ormai solo di retrogradi l’esclamazione “Vergogna!!!!”

Perché  tutti, ormai, sappiamo che ” s’ode a destra un grido “Vergogna!” ,/ a sinistra risponde  “Vergogna!” (ma sì, Manzoni comprenderà l’abuso dei suoi patriottici versi,  a ridosso del 150esimo dell’unità italiana nella quale tanto credette!).

Da qualche settimana è tutta una gara a chi invita con più forza l’altro (gli altri) a vergognarsi, perché l’alto grido (almeno venti decibel sopra la norma)  determina la solidissima consapevolezza che  quel “Vergogna!” vada completato in “Vergogna-ti!”. Ma  la vergogna cos’è davvero?

Un sentimento ovviamente. E qui cominciamo a dirci che i sentimenti si provano in prima persona, dentro di sé: sarebbe ben strano che qualcuno fosse obbligato a provare un sentimento!   E,  anche se qualcuno  ha la pretesa che lo si debba provare per forza... non puoi entrare dentro un altro e instillargli per forza un sentimento, almeno finora. Per cui, ad esempio, è abbastanza infantile pretendere che altri ti diano amore: hai amore se altri decidono di amare te, non perché tu vuoi essere amato.

Allora: la vergogna è un sentimento e, in quanto tale,  vissuto solo in prima persona ed hai un ben da strillare “Vergogna!” (venti decibel sopra la norma) a chi la pensa diversamente da te o ha uno stile di vita diverso dal tuo:  come se gridi:”Amore!” non puoi pretendere d’essere  gratificato d’amore, così: il grido “Vergogna!” non può pretendere che l’altro /a provi vergogna.

 Ma  siccome maneggiare i sentimenti è sempre pericoloso,  proviamo  con un approccio più  scientifico e traffichiamo un po’ con grammatica ed etimi.

“Vergogna” deriva (tanto per cambiare) dal latino “verecundia”, termine che col passare dei secoli diventò il medievale “verconia” e poi il nostro “vergogna”.

Sistemata l’ortografia, ci manca il significato. E il significato deriva dal verbo (latino, ovviamente) “vereri” , il quale, con l’aggiunta del suffisso “cundus” diventa l’aggettivo “verecundus”; da questo “verecundus” deriva il sostantivo “verecundia”. Quindi per capirci qualcosa sul significato occorre sapere cosa significhi “vereri”.  E che significa “vereri”?

Provare riverenza di fronte a qualcosa. Sì, sì, avete letto bene : provare riverenza e, secondo la logica religiosa latina, nella riverenza è compresa il temere le conseguenze della mancanza di riverenza o rispetto. Se non vi quadra questo intromettersi della religione, dovete tenere presente che per i nostri antenati romani tutte le relazioni sociali erano collegate a forme rituali religiose, essendo la religione, per loro, ciò che tiene unita una comunità (anzi “civitas”), per cui si doveva riverenza agli dei, ma anche al proprio patrono-patrizio e la mancanza di riverenza poteva infrangere la “pax deorum” ed allora erano guai tanto gravi che solo la morte del trasgressore poteva riparare alla mancanza di riverenza!

Ma torniamo alla etimologia: il “verecondo” è, quindi, colui che proprio perché prova rispetto per qualcosa,  teme le conseguenze dell’infrangere il rispetto, e la “verecundia-vergogna” è il sentimento che  provi quando tu riconosci di non  aver dato il dovuto rispetto (riverenza) o quando tu vedi che un altro non ha dato il dovuto rispetto a ciò che lo richiede (o meglio a ciò al quale tu sei  convinto si debba rispetto) .

Ed è un sentimento di turbamento, di avvilimento,di consapevolezza di aver fatto o subito qualcosa che provoca, a te, disonore, umiliazione.  Stringi, stringi, nei vocabolari della lingua italiana, questo è il significato  dato per “vergogna”.

Per cui quando si assistono ad azioni e comportamenti che tu ritieni sconvenienti e offensivi, che determinano turbamento in te, hai un bel da  strillare “Vergogna!!” (venti decibel sopra la norma) nei confronti di colui / colei che compie quelle azioni e tiene quei comportamenti…se proprio si vuol gridare qualcosa si dovrebbe dire “Svergognato /a!” in cui la “s” è prefisso che toglie significato oppure “Sei senza  vergogna!” (che è pari pari “Svergognato /a !”)

Se invece si vuol manifestare il proprio turbamento e disagio e pena di fronte  a comportamenti ed azioni che offendono quel che tu ritieni  sia degno di rispetto e riverenza, diciamo (sottovoce, come si confà a questo sentimento) “Provo vergogna per quel che fai o dici” oppure “Mi fai vergognare con quel che fai o dici”.

19 febbraio 2011

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