Se si riesce a guardare dietro

Strage di BolognaDa un certo punto di vista, gli anni settanta, in Italia, non iniziarono il 1 gennaio 1971 (come vorrebbe il  calendario), ma il 12 dicembre 1969 e terminarono  nel 1982. Dal punto di vista  del terrorismo.

Il 12 dicembre 1969 saltò per aria la Banca dell'Agricoltura, a Milano: restarono ammazzate sul pavimento  della banca, a piazza Fontana, diciassette persone e ottantanove furono mutilate o ferite:  adesso, numeri da notizie   che riguardano paesi lontani; per l'Italia di allora, roba da sembrare in guerra. Anche perché, quel pomeriggio maledetto,   poche decine di minuti dopo il boom di piazza Fontana, scoppiarono altre bombe, a Roma: una alla Banca Nazionale del Lavoro (13 feriti), due al Vittoriano (Altare della Patria e Museo del Risorgimento) con 4 feriti e a Milano ne fu trovata un'altra, in piazza della Scala, inesplosa.

Difficile spiegare a chi allora non era nato o era  piccolo, l'effetto psicologico che quel  bollettino di bombe e le immagine tremende di quelle macerie e di quei corpi  ebbero: diciamo che la paura di oggi verso gli stranieri è roba da pensierini dei Baci Perugina rispetto al sentimento che allora si provò. Per coloro che avevano visto i bombardamenti era come essere  ributtati indietro di un quarto di secolo, a una vita che avevano fatto di tutto per scrollarsi di dosso; per chi la guerra l'aveva solo sentita raccontare, era conoscere di colpo la sua faccia di morte.

Quanti morti ammazzati, dopo quel 12 dicembre 1969!

Circa trecento, fino al 1982 e molti, molti  più feriti. Da quel dicembre al 1974 soprattutto  per strage (50 morti, 357 feriti), dopo... uno stillicidio di cadaveri e “gambizzati”, soprattutto tra 1977 e 1981,  con  due “picchi”;  il rapimento e l'assassinio di Moro nel '78  e   nell'80 , in una sola strage, 85  ammazzati e 200 feriti, alla stazione di Bologna. Poi, a partire dall'82, i morti si sono diradati, fino a cessare, alla fine degli ottanta.  E a tutti quei morti ammazzati e feriti direttamente da terrorismo, dobbiamo aggiungere i non pochi morti e feriti  per divergenze politiche risolte a sprangate e per manifestazioni di piazza.

Fu solo  tra ottobre e dicembre del 1990, che  cominciammo a capire qualcosa  sul perché di tutti quei morti ammazzati e mutilati, a partire da quelli di piazza Fontana, e a dare una sistemata storica agli anni settanta: in Italia e in Europa.  Perché venimmo a sapere che i servizi segreti dei paesi  NATO  avevano, a partire dagli anni cinquanta, messo in piedi una struttura (Stay behind, cioè “star dietro”) che si sarebbe attivata in caso di invasione sovietica e, nel frattempo, interveniva in casi di “emergenza democratica”, nei paesi dell'alleanza atlantica. Imparammo anche che  con “emergenza democratica”  ci si   riferiva ad uno stato della NATO che andava troppo a sinistra e ciò  scatenò le seguenti domande: “E quali sono i criteri per stabilire “troppo” e “sinistra”?”  “Chi stabilisce i criteri?”.

Ma, a parte il fatto, che Stay behind ha funzionato anche in Svezia ed in Svizzera, che della NATO non hanno mai fatto parte, in Italia, fin dalla fine degli anni sessanta si ebbero  sospetti, su l'esistenza di una struttura militare  dai contorni segreti. Sospetti sempre più corposi  man mano che procedevano le  indagini sulla strage di piazza Fontana e poi quelle sulle stragi di Peteano,  di Brescia,  dell'Italicus, quelle  sulla Rosa dei Venti, e sulla strage di Bologna. Con la conseguenza che, indagine dopo indagine, questa presenza dei servizi segreti divenne una costante: informative che mescolavano vero e falso, omissioni, depistaggi che hanno reso difficile, se non impossibile, sul piano giudiziario, provare la responsabilità penale  personale di qualcuno. Come è avvenuto per la strage di  piazza Fontana, ma non solo. Quel che emergeva,  era che in tutte  le indagini per strage  venivano fuori  vicinanze insolite tra uomini dei servizi segreti  italiani e appartenenti a movimenti di estrema destra, Insolite, perché non avevano  l'impronta di infiltrazione (che  sarebbe stata ovviamente legittima), ma piuttosto  di costruzione di un “cordone sanitario”  dalle indagini di giudici che non si accontentavano delle informative propinate, se non addirittura di un lasciar fare, pur sapendo cosa stava per accadere. Tanto che si teorizzò l'esistenza di  servizi segreti deviati che operavano dentro e contro i servizi fedeli alla Repubblica. Secondo Vinciguerra, estremista  neofascista reo confesso della strage di Peteano (per la quale per alcuni anni furono indagati  estremisti di sinistra), i suoi camerati si erano trasformati, dai rivoluzionari che volevano essere,  in  strumenti usati dallo stato per propri scopi “stabilizzatori”.

Poi è iniziata la ricerca storica, dopo la faticosa ammissione da parte della NATO, che, sì, in effetti, era esistita questa Stay behind, che in Italia si chiamava Gladio. Sono usciti anche nomi dei “gladiatori” (poco più di 600), che sono stati congedati con onore, ma nel corso degli anni, sono uscite tante indiscrezioni su liste di altri “gladiatori” rimaste coperte... poi la NATO ha cominciato a dichiarare agli storici che chiedevano la visione di documenti, che, sorry, non si trovano... ma nel frattempo, tra inchieste parlamentari in Italia e in Belgio, processi,  interviste a ex-capi dei vari servizi segreti europei e pure di qualche ex-CIA, un contesto storico è venuto fuori.

Che è questo: durante la guerra fredda, l'Europa era a sovranità limitata; cioè le scelte dei governi  erano libere, purché non cozzassero contro i voleri  di Stati Uniti e Unione Sovietica  nelle rispettive aree di influenza. Fu il segretario di Stato Usa Kissinger a usare  la dizione  “sovranità limitata”, al tempo della invasione della Cecoslovacchia ad opera del Patto di Varsavia; ma accidenti!,  fino al 1990 pensai che si fosse riferito  ai poveri stati dell'est europeo, non ad un modus operandi che funzionava anche dalla parte occidentale del muro! 

Quel modo di intervenire con attentati, guerriglia urbana e, se del caso, una strage, quando, secondo il punto di vista dei servizi segreti collegati nella Stay behind, i cittadini degli stati europei occidentali, viravano un po' troppo a sinistra,  è stato definito, da chi nei e con i servizi segreti ci lavorava, “guerra non ortodossa”. Se poi questa “guerra non ortodossa” aveva come effetto che qualche testa  sinistroide o destroide metteva su un gruppetto organizzato che passava dalla spranga alla pistola,  tanto meglio!  Così si passava alla “guerra a bassa intensità”,   perché bisogna “destabilizzare per stabilizzare” (le definizioni  virgolettate sono di esponenti dei servizi segreti). Il tutto, tradotto in parole normali significa: se vuoi convincere milioni di persone che ci vuole un governo forte e poche pippe su diritti vari; che è meglio la sicurezza piuttosto che un contratto di lavoro decente, gli devi mettere una bella fifa addosso, al popolo; e far vedere alla gente  che ad andare in banca, ad una manifestazione, a prendere un treno, si rischia di restare ammazzati,  mette paura, alla gente. Anche se vede ammazzare una bella sfilza   di poliziotti,  giudici,  giornalisti, dirigenti d'azienda alla gente cresce la fifa e la voglia di uno stato forte.    E, accidenti, ci si passò, alla “guerra a bassa intensità”.

Fino all'82 appunto; da quell'anno in poi, i terroristi rossi e neri cominciarono ad essere  fermati in quantità considerevole:  per arresto la maggioranza, per conflitto a fuoco qualcuno. Rossi e neri: chissà perché tendiamo sempre a dimenticarci che oltre i rossi,  anche i neri si erano organizzati in gruppetti mica male, in quanto ad ammazzare singole persone.

Cinque giorni prima della strage di piazza Fontana, “The Observer” pubblicò parte di un dossier  governativo  inglese nel quale si prospettava la necessità di favorire un  colpo di stato in Italia  e  definì tale prospettiva “strategy of tension”. Man mano che emergevano  contraddizioni e stranezze dalle indagini  su la bomba di piazza Fontana,  la formula “strategia della tensione” fu usata da una  parte della stampa italiana di allora. Ora, è normalmente impiegata dagli storici per sintetizzare quel che avvenne in Italia nel quadro della Stay behind.

 

 

11 dicembre 2009
lirero

Quando il calamo viene deliberatamente intinto nell'inchiostro del benaltrismo, della ideologia, della dietrologia, il risultato non può che essere sconfortante perchè la storia diventa un chicchirillò appeso ad un filo. La lettura dell'articolo non mi ha convinto ne' poco ne' punto poichè non coincidente con quanto avevo letto a suo tempo. Ho cercato di verificare se fosse la mia memoria a fallire, evenienza non impossibile, ma dalle molte ulteriori letture è emerso, in modo confortante, che la VERA storia di Stay Behind è la vicenda ADAMANTINA di una organizzazione MILITARE che avrebbe operato SOLO in caso di invasione da parte dell'amata (ed ancora osannata da molti nostalgici nostrani) armata rossa. Non vera è l'affermazione che si trattasse di una emanazione dei servizi segreti. Senza fondamento il sintagma "emergenza democratica" come situazione di intervento previsto dalla organizzazione. Forse si tratta di reminiscenza di letture del quotidiano comunista. Di fonte puramente onirica l'attribuzione a Gladio di "interventi con attentati, guerriglia urbana e, se del caso, una strage". Io capisco e so che per i sinistri qualunque tentativo di opposizione al comunismo, alla beneamata armata rossa, tanto invocata dai comunisti friulani per la "liberazione del Friuli", a stalin e ad ogni accidente che sia rosso possa sembrare un delitto ancora oggi perchè, come scriveva Ruggero Guarini, "il comunismo non è mai stato così vivo nei loro cuori come da quando ne hanno decretato la morte." Guarini scriveva questo a proposito delle castronerie storiche di Hobsbawn, un vizio degli storici sinistri affetti da strabismo, come ho già ricordato e documentato altre volte. I fatti che concernono l'attività di Gladio e dei suoi eroi, chi dice 622 e chi dice di più ma sempre EROI, si riassumono, senza seguire la dietrologia rifugio estremo di ipocrisia e incapacità cognitiva, nei seguenti punti: a) Era una organizzazione militare, emanazione della NATO. Dai sinistri viene descritta come entità dei servizi segreti per farla apparire come ente deviato o comunque "sporco", il trionfo del pregiudizio. I servizi segreti entrano nella operazione Gladio ma solo come addestratori perchè si assume come territorio straniero la parte eventualmente occupata dal nemico e pertanto ai fini informativi è necessario uno specifico addestramento, poi perchè diventano indispensabili sicurezza e segretezza che sono connaturate ai servizi e non alle forze armate. Tutto sempre sotto le direttive e la dipendenza dalla NATO. b) Gladio è stata sottoposta ad indagini e processi. I reati ipotizzati sono variati nel tempo. All'inizio si cercavano complicità nelle stragi, quelle evocate nell'articolo, e nulla emerse, alla fine si sperava di ottenere almeno qualche condanna per distruzione di documenti. L'Amm. Martini ed il Gen. Inzerilli vennero infine assolti (art. 530 c.p.p.). Uno dei PM di quel processo, con Ionta e Saviotti, era Giovanni Salvi (magistratura democratica) fratello del già parlamentare comunista cesare salvi. Nessuno interpose appello alla sentenza di primo grado del tribunale di Roma (Pres. D'Andria). L'ennesima persecuzione politica, mediatica, giudiziaria, ideologica finita nel nulla col solo risultato di aver sperperato denaro dei contribuenti. c) Nel libro "Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro", Einaudi, 2000, di Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino (presidente commissione stragi e parlamentare comunista) si legge: "Mi sembra che la pretesa - di una certa sinistra e di alcuni magistrati come Felice Casson - di individuare in Gladio lo strumento operativo della strategia della tensione sia difficilmente condivisibile". Eppure ancora si cerca, con la logica della disinformazione tipo kgb, di riproporre lo stesso copione. Faccio un po' di dietrologia anche io (mica tanta): e se si volesse deviare lo sguardo dalla organizzazione eversiva e nemica dell'Italia che si è ormai definita gladio rossa? Nel libro citato si legge a proposito di questa organizzazione: "L'esercito partigiano comunista, finita la guerra, formò il nucleo della struttura militare clandestina del Pci...La Procura di Roma ha indagato a lungo sulla cosiddetta Gladio rossa. Alla fine ha deciso l'archiviazione per intervenuta prescrizione. In sostanza ha ritenuto che appartenesse ormai alla nostra storia passata" ed ancora : "un dossier di 137 pagine del Sifar, acquisito agli atti, che risale al 28 febbraio 1950 in cui è scritto fra l'altro: "Il Partito comunista in Italia ha organizzato e mantiene in efficienza un complesso di formazioni paramilitari comunemente denominato Apparato". Tra i capi indicati figuravano anche l'on. Luigi Longo del Pci e gli onorevoli Sandro Pertini ed Emilio Lussu, che comunisti non erano. "Il totale complessivo della forza delle formazioni paramilitari - concludeva il dossier - sarebbe di 127.000 uomini" (dei quali 30.000 appartenenti all'Anpi e 20.000 alla Fgci). Al confronto, l'altra Gladio, quella non rossa, sembra quasi uno scherzo, potendo contare su appena 600 e rotti affiliati". Da sottolineare il fatto che l'unica nazione in Europa occidentale dove un partito comunista organizzava e manteneva una struttura clandestina, armata ed anti nazionale era l'Italia con il pci. Nelle altre nazioni si considerava che il pericolo potesse venire dall'est e si organizzarono aderendo a Stay Behind dall'Austria alle nazioni scandinave. Quanto ai morti, quelli ad opera del piombo comunista fra gli anni '70 ed '80 furono 118, 179 i feriti, 604 gli attentati, 171 le rapine, 28 i sequestri. Aggiungete quelli del dopoguerra descritti da Pansa ed in gran parte amnistiati da togliatti, e vedrete che bel numero salterà all'attenzione. Insomma, un articolo vergato per ricordare l'eccidio di Piazza Fontana rimasto senza colpevoli, a parte digilio reo confesso ma che sembra trovare spiegazione affidabili come quelle di un cartomante. Ci sono stati morti ad opera di bestie di destra e di sinistra. Tutte da esecrare ma solo dopo accertamento delle colpe. Per Piazza Fontana ed altre stragi, la politica ha sviato la ricerca delle prove comportandosi in maniera partigiana, la magistratura non ha brillato per adeguatezza, perizia, capacità di indagine. Basta ricordare che freda e ventura, assolti in cassazione, dalla stessa cassazione che ha prosciolto zorzi, maggi e rognoni, sono stati indicati come colpevoli. Una assurdità totale quale che sia la disistima che si può avere per i due. Un quarto grado di giudizio, impensabile, a cui i presunti colpevoli non si sono potuti difendere in dibattimento e non potranno nemmeno ricorrere restando per sempre indicati come responsabili di un atto infame. Una condanna solenne che non produrrà effetti ma che dovrebbe allarmare ogni cittadino per la insolita sentenza. La fantasia e la dietrologia, per valutare fatti complessi, sono ciarpame.

max

Ci si trovano analogie con la tesi "complottistica" dell'11 settembre 2001

Se si riesce a guardare dietro