La Befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte...
Chi non sa la filastrocca della Befana in una delle sue numerose varianti?
Ma conosciamo davvero la Befana? Si fa presto a dire”Roba da cinni”, oppure “Folclore”; che la roba da cinni è sempre seria e il folclore è una robona serissima su cui si esercitano antropologi, psicanalisti, storici, linguisti e letterati.
Allora, che ne sappiamo di questa signora in età, non proprio attraente e con abbigliamento malridotto, che, la notte tra il 5 e il 6 di gennaio, scorazza per il cielo a cavalcioni di una scopa e con un sacco sopra le spalle, per poi calarsi giù per i camini e riempire le calze dei bambini con i dolci o il carbone del suo sacco?
Se si ha tempo e voglia di scorazzare un po' per le praterie della storia e della tradizione popolare... qualcosa s’impara.
Intanto che questa Befana, italiana al cento per cento, non solo viene di notte, ma da un tempo così lontano che è ancora più lontanto di “C'era una volta...”
Poi, certo, che “Befana” è uno strafalcione di “Epifania”, che poi sarebbe la “manifestazione” di Gesù.
Ma, a grattare un po' di storia si scopre che questa “Epifania” fa parte di quella che possiamo chiamare “la guerra delle feste” tra religioni pagane e religione cristiana.
Quando il cristianesimo diventò religione libera, poi di stato e quindi unica ammessa, si trovò di fronte il problemino che in tutto il territorio dell'Impero Romano, c'era da secoli e secoli un periodo di feste, nelle diverse religioni professate, che si svolgevano a cavallo del solstizio d'inverno.
La chiesa cristiana risolse il problemino “incastrando” in quel periodo la nascita di Gesù, e l'arrivo dei Re Magi a Betlemme, visto che i vangeli nulla dicono su giorno, mese (e neanche anno, in verità) di tali avvenimenti. Però... c'è sempre un però. Anzi più di uno!
Cominciarono gli gnostici di Alessandria d'Egitto a stabilire che il 6 di gennaio Gesì fosse stato battezzato nel Giordano e si fosse così “manifestata” la sua divinità. (“epifaneia,” “epifania” in greco vuol dire “manifestazione”). Messi a tacere gli gnostici, le chiese cristiane orientali, che il greco lo parlavano e lo prendevano sul serio, il 6 gennaio si misero a ricordare la nascita di Gesù, l'arrivo dei Re Magi, ma anche il primo miracolo di Gesù e, ovviamente, il suo battesimo: in effetti, più epifania di così!
A Roma, e nella parte occidentale dell'Impero, la chiesa collocò la nascita di Gesù nel giorno del Dies natalis Sol Invictus (giorno di nascita del Sole Invincibile) che si celebrava il 25 dicembre in tutto l'impero e l'epifania di Gesù ai Re Magi, cioè al mondo, il 6 di gennaio, che, guarda caso! sta nel periodo iniziale del primo mese dell'anno in cui si festaggiavano: le calende del mese (il primo giorno), i Lari campagnoli (Compitalia), le nonae (5 gennaio) e il 9 si teneva un sacrificio solenne in onore di Giano, dio degli inizi,,, e di sicuro l'epifania di Gesù è un inizio!
E la Befana? Per adesso abbiamo capito il perché della data, e il portare doni, che con i Re Magi ha a che fare... però a Roma e nel Lazio, da secoli, ci si scambiava doni, nel periodo tra la fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo...
Per arrivare alla Befana vera e propria bisogna ricordarsi quel che sta scritto in qualsiasi manuale di storia: che da IV al VI secolo nella penisola si riversarono un bel po' di popoli germanici con relative divinità e tradizioni; che questi popoli si convertirono al cristianesimo dopo essere straripati nel territorio che era stato romano; che mentre il cristianesimo si affermò nelle citttà, le antiche religioni sopravvissero nei villaggi di campagna, i pagi, (da cui pagani e paganesimo); che i celti hanno popolato il nord Italia ben prima dei Romani.
Dopo di che inforcare l'armamentario dell'antropologia culturale e della linguistica... col quale si scopre che nella Befana son stipati riti del solstizio di celtica memoria e un bel po' di divinità femminili che poi ricordano tutte la Dea Madre Terra, la quale racchiude in sé, nel gran ciclo della natura, la vita e la morte ed è per questo, doppia.
La scandinava Hel o Helle, signora del regno dei morti, che talvolta veniva nel regno dei vivi e se ci veniva con una scopa... morivano tutti; aveva metà volto luminoso l'altra metà, cadeverico. Doppia, appunto.
In Germania, c'era Holla, o Hulla (Frau Holle nelle fiabe medievali), protettrice delle giovani donne (e perciò fertili...), signora del tempo atmosferico, ma anche la dea che accoglieva i bambini morti piccolini... e in quanto tale chiamata “nonna oscura”.
Nelle regioni alpine si trovava Perchta o Berchta . Questa dea, protettrice degli animali e delle semine, se ne stava tutto l'anno nel mondo sotterraneo, ma, a cavallo delle notti del solstizio d'inverno, saliva attraverso un pozzo (che è un camino) nel mondo di sopra e seminava la segala, di notte; andava anche di casa in casa, di notte, a controllare che le donne avessero filato e tessuto, durante l'anno passato... Ma guarda! La Befana dà i dolci solo a chi è stato laborioso! Però, Perchta, come ricorda la greca Persefone, che vive sei mesi l'anno nel regno dei morti e sei mesi sulla terra, risvegliando la natura e facendo felice così sua madre Demetria, che è, come dice il suo nome, “Madre dispensatrice” .
Anche i celti avevano la loro dea – madre, Epona, venerata in tutta l'Europa celtica: protettrice di cavalli e dispensatrice d'ogni ben di dio dalla sua cornucopia; veneravano anche una triade di Madri. Di divinità femminili a “base tre” ce ne sono altre: Ecate con tre aspetti, le tre Moire, le tre Parche, che tutte hanno a che fare con vita e morte.
In effetti c'è un traffico di dee-madri, attraverso l'Europa,.. che è meglio fermarsi qui.
C'è anche un traffico di riti... nel nord Italia, bruciare un pupazzo di stracci, per Capodanno o l'Epifania è la tradizione celtica di bruciare, per il solstizio, un pupazzo. Ma anche i Romani, nella festa dei Lari campagnoli bruciavano pupazzetti di lana... Accendere fuochi, poi, nelle notti solstiziali, è un rito tipico della religione celtica.
Per cui si capisce l'origine dell'antichissima usanza di bruciare un ceppo (di quercia in genere) la notte del Natale/solstizio e nelle dodici notti successive; questo ceppo veniva percosso per propiziare un raccolto ricco quanto le scintille provocate (lo facevano i bambini o i vecchi), poi con la cenere si purificavano i campi o i mantelli degli animali e le braci spente (carbone) venivano conservate per accendere il successivo ceppo. Il carbone non ha alcuna valenza negativa: tutt'altro!
Per quanto riguarda la calza, tralasciando volutamente la psicanalisi, il buon senso mi dice che nella miseria del mondo contadino, una vecchia calza scompagnata poteva essere riclicata come pacco per noci, dolcetti e un po' di carbone ben augurante.
Anche le offerte di cibo per la Befana sanno tanto di antico: dell'offerte di cibo per propiziarsi le divinità, benevoli o malevoli che siano, perchè è sempre meglio tenersele buone, le divinità. I Romani, ad esempio, lasciavano offerte di dolci, nei primi giorni dell'anno ai Lari campagnoli. Chi sono i Lari? Gli spiriti degli antenati, che nella religione romana proteggevano gli abitanti della casa. E' medievale invece la tradizione di lasciare cibo per la “signora bianca”, identificata con l'antica Perchta o Berchta (peraht, berht e brecht significano radioso, luminoso e/o bianco ), quando visitava le case nelle dodici notti dopo Natale: tradizione attestata nei processi per stregoneria.
Eh! la nostra Befana sa di strega con il suo scorazzare per il cielo a cavallo di una scopa! Questo aspetto è l'eredità del tentativo della chiesa, di estirpare i resti delle religioni antiche, che si erano inabissate nella cultura popolare; le “signore bianche” che insegnavano alle donne a riconoscere le erbe, che le guidavano di notte per monti in riunioni segrete, diventarono, per gli inquisitori medievali, la dea Diana, che scorazzava per il cielo notturno con le sue adepte in una cavalcata infernale e rumorosa. E pensare che, nelle religioni celtico-germaniche, le uniche cavalcate notturne rumorose erano quelle guidate da divinità maschili seguite da rumorose anime dei guerrieri morti in battaglia, nelle notti in cui il mondo dei vivi e dei morti si toccano.... come nei giorni solstiziali invernali.
Ottima ragione per fare delle dodici notti tra Natale ed Epifania dodici notti magiche: a parte che sono quante i mesi dell'anno che verrà, i segni zodiacali, e, se volete, dodici quanti sono gli apostoli.
E allora, la dodicesima notte dopo Natale...
… con la gonna rattoppata
viva viva la Befana!


