Max, fa un po' effetto leggere la frase di K. Kraus sulla nullità di pensiero dei giornalisti, pubblicata proprio il giorno del silenzio-stampa nazionale... Caso o malizia?
Cara Ilaria,
davvero pensa he i problemi del circolo del tennis siano compresi se chi scrive utilizza una ortografia per pochi intimi? Sa, per comunicare occorre che chi scrive e chi legge si intendano sui segni utilizzati... che si tratti di tennis, della comunità della Venenta, dei battibecchi politici o di come raccogliere il rusco. Per dire: io la priverei della possibilità di sbuffare alle mie elucubrazioni storiche, se scrivessi usando le abbreviazioni usate nel Medioevo per redigere contratti notarili o beneplaciti imperiali... e non sarebbe gentile nei suoi confronti. Quindi se davvero ha interesse che la comunità di Argelato comprenda i problemi del circolo del tennis, scriva intanto in ortografia comprensibile, come ha fatto in questo messaggio.
Leggere i messaggi lasciati a commento di questo articolo costringe a chiedersi:"Ma le ortografie strampalate, le usate per scambiarvi messaggi in codice, oppure è per sentirsi moderni e all'avanguardia nelle praterie della nuova ortografia?"
Ma scrivete come vi ha insegnato la maestra alle elementari, va là, che è meglio per tutti!
"...come mai con almeno 4 aziende del settore nel territorio, il sito web del Comune di Argelato è stato realizzato da una azienda di Modena?..."
Max, ti offro le seguenti opzioni interpretative:
opzione classica "Nessuno è profeta in patria"
opzione moderna "L'erba del vicino è sempre più verde"
Ovvero, quanti, avendo sotto casa una pizzeria, vanno a mangiare una pizza ad almeno tre chilometri di distanza?
Poi ci sarebbe un'altra interpretazione...
opzione pissi-pissi, bau-bau: quella per cui appena una struttura pubblica dà da lavorare ad una azienda del territorio, cominciano subito cicalecci e passaparole di quelli benissimo informati su chi ha dato a chi e perché... A me capitò di essere coinvolta, a scuola, in una diatriba furibonda sul fatto che si acquistasse la cancelleria della scuola nella cartolibreria di fronte...con relativa inchiesta su quali vantaggi potessero essere ottenuti e soprattuto da chi!
E parlo di matite, biro, gomme, pennarelli...
Tu proponi massaggi! Praticamnete ti condanni preventivamente alla gogna!
Ma, su con il morale, perché la vita è breve e va goduta per quel che è.
Che bella lezione di stile ci ha dato il signor Comastri!
Toni pacati, rispetto per le scelte altrui, difesa sobria delle proprie convinzioni, riflessione autocritica, gentile ostinazione di dialogo.
Di idee esposte in questo modo si sente un gran bisogno, nei nostri tempi gridati di verità assolute.
Io penso che tutte quelle persone che non leggono i giornali, hanno pensato poco o niente. Se ascoltano solo il TG1 per loro la realtà è solo quella rappresentata dal TG1; se guardano anche qualche altro TG della RAI o Mediaset, non mi pare che abbbiamo una visione della realtà molto diversa.
I problemi ce li hanno quelli che leggono i giornali e frequentano i siti di informazione Internet! Da cui si scopre che esistono reppresentazioni della realtà piuttosto diverse da quelle televisive! E allora sorgono dubbi sulle rappresentazioni RAI e Mediaset...
Grazie max, tutor degli imbranati informatici, alla cui schiera io evidentemente appartengo! Ti risulta che sia possibile trovare tutto il verbale, invece di dovere aprire i file di una delibera alla volta?
Richiesta di aiuto: su quale sito è reperibile il verbale di cui si parla? Sarà di sicuro frutto della mia in-compentenza informatica, ma non riesco a trovare questo verbale.
Caro o cara concittadino o concittadina che usa lo scudo di un complicato nickname per esprimere le proprie considerazioni, lei può prendere tutte le cantonate che vuole e non usare la logica; finché esistono le garanzie costituzionali di libertà di opinione, né io né alcun altro glielo può né deve (soprattutto) impedire. Ma proprio in nome di queste guarentigie costituzionali lei deve permettere a me di strabiliarmi nel constatare che lei, probabilmente per frettolosità, prende cantonate e non usa la logica. E, ovviamente, lei è libero, anzi liberissimo, di costruire i suoi commenti come preferisce, ad esempio come ha fatto in questo caso, esulando dallo stretto contenuto dell’articolo. Ma io sono libera di controcommentare costruendo il mio commento su parte del suo, a patto di non falsificare la sostanza di quel che lei abbia affermato. Come ha scritto lei: oddio, intelligenza! Tutto qui.
Caro Magli, la formazione scientifica che ti contraddistingue ha sbaragliato i miei orpelli stilistici e linguistici per andare brutalmente al nocciolo: nella cultura italiana (cultura nel senso di modi di comportamento e di pensiero sociale), su cosa si fonda il senso di colpa (e di responsabilità)? Siccome la questioncina mi pare interessante, ti chiedo, se ne hai voglia, di indicare quali siano secondo te le altre sfaccettature che, in Italia, stanno alla base del senso di colpa comune (e di responsabilità). Oltre a quello che ha significato la mancanza di una riforma protestante, ammesso che abbia significato qualcosa.
In ritardo mi è capitato di leggere la strabliante notizia data dal post n° 6 a questo articolo sul fatto che ad Argelato manchi un assessore all’ambiente. Questa caro/a winniethepooh è la classica operazione di “falso in vero”. Basta andare sul sito del comune di Argelato, cliccare “giunta” e si può leggere che l’ambiente è una delle competenze che si è tenuto il sindaco. Eh, già, perchè il sindaco delega competenze ma non c’è scritto da nessuna parte di nessuna legge che sia obbligato a delegare competenze dell’ambiente! A parte la responsabilità della Polizia municipale il sindaco può delegare competenze; “può” non vuol dire “deve”. Nella giunta Pasquali si potevano rimpallare responsabilità tra il sindaco e l’assessore delegato, con questa invece sarà chiaro che le boiate o le scelte sagge sull’ambiente saranno tutte intere del sindaco. Voglio sperare che la cantonata illustrata da questo post sia dovuta ad un ritardo nella pubblicazione sul sito del comune delle deleghe assegnate agli assessori; anche se, sarebbe bastato l’uso della logica a fare dedurre che se l’ambiente non è stato delegato… se lo è tenuto il sindaco.
Caro Max,
tra le eredità del fescennino, per completezza di informazione, dobbiamo adesso registrare un altro genere letterario: la cronaca politica.
Oppure siamo di fronte all'ultima trasformazione dei fescennini tributati ai generali romani trionfanti? Ai posteri l'ardua sentenza!
E poi, Cristian, con questo caldo...spargere raggi, addirittura! Ne sparge già anche troppi il sole, che tiene in vita noi e il pianeta che ci fa vivere. Ma coraggio pure, verranno giorni migliori!
Buona domenica.
Cristian, capisco la richiesta, ma per chi come me:
A) si è laureata in storia
B) ha frequentato archivi, tra prima e dopo la laurea, per circa tre anni
C) ha scovato pezzi di archivi di cui si era persa la memoria
la storia è una cosa seria. Fatta di ricerca che adotta un metodo fondato su:
1)la ricerca di fonti;
2)la verifica della loro autenticità materiale (la storiografia è piena di falsi, ad iniziare dalla famosa “Donazione di Costantino”);
3)la loro attendibilità (le memorie di Churchill sulla seconda guerra mondiale sono preziosissime, ma su certi argomenti non possono essere prese per oro colato);
4)il confronto tra fonti diverse e che presentino punti di vista diversi.
Ornai sono quasi 150 anni che la ricerca storica procede così e lo fa per non impiccarsi ad una sola versione, ma RICOSTRUIRE il passato, fino dove è possibile alla ragione umana. E tutto questo lavoro DIPENDE dalla qualità e quantità di fonti che si hanno sottomano. Fonti che, spesso sono disponibili decenni dopo gli eventi: ad esempio in Italia, per legge, si può accedere ai documenti di amministrazioni statali solo DOPO 40 anni e questo per gli storici è un problema ed un limite
Quindi per me è NORMALE che le interpretazioni storiche cambino col tempo = man mano che si acquisiscono fonti (ad esempio l'apertura degli archivi dell'ex-URSS è stata una “chicca” per gli storici che si occupano del secolo ventesimo!).
Quindi a me le ossessioni di qualche frequentatore del blog, che per motivi suoi ce l'ha con un pensiero politico che la storia ha pensionato, (comunismo marxista-leninista) proprio non interessano. Sopratutto se queste ossessioni sono esternate, traduco dal dialetto , “solo per criticare” .
A me interessa capire il motivo per cui crisi economiche, politiche sociali, rapporti internazionali conflittuali, culture diverse (e religioni e pensieri politici sono cultura), hanno interagito tra di loro, modificando e “sterzando” la vita di milioni di persone.
E poi cercare di capire cosa sta dietro le parole della storia, parole che generalizzano, ma anche definiscono, come ho provato a fare nell'articolo “Una ciliegia di nome “guerra”.
E poi cercare ci capire se e quando pensieri “vecchi” potranno “tornare di moda” e come trasformati. E siccome tre, quattro anni fa pre-dissi il ritorno di Giovannino Keynes, caro Cristian, ti pre-dico che fra un po' ci ritroveremo tra i piedi un certo Carletto Marx.
L'articolo di Max mi stuzzica una domanda: cosa si intende per “Resistenza”?
“Resistenza” è il termine che si è utilizzato per indicare i movimenti armati popolari che,durante la seconda guerra mondiale, si opposero all'invasore tedesco o italiano (se preferite nazismo o fascismo) e contro i regimi politici da loro sostenuti.
In tutta Europa.
Laddove si sono costituiti governi apparentemente indipendenti, ma sostanzialmente al servizio dell'occupante nazista o fascista, la resistenza ha assunto ANCHE il carattere di guerra civile, cioè di scontro tra coloro che, appunto, resistevano e coloro che collaboravano.
Ora si dia il caso che la repressione di coloro che non si rassegnavano all'occupazione tedesca (o italiana per i territori fino al 1943 controllati anche dalle forze armate italiane) era coordinata dall'occupante e si avvaleva di forze collaborazioniste, alle quali, spesso, veniva assegnato “il lavoro più sporco” . E' anche del tutto evidente che, per riuscire a reprimere una resistenza, bisogna contare su una serie di informatori, che, ovviamente, devono essere interni alle comunità che si intendono controllare.
E secondo voi, come accidenti venivano considerati questi informatori e collaborazionisti, dai resistenti? Amici in sbandamento emozionale o traditori della nazione? E come accidenti, secondo voi, i collaborazionisti consideravano i resistenti?
La Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò), analizzata con criteri “tecnici” storici può essere solo considerata uno stato collaborazionista: infatti la forza militare e l'amministrazione della Repubblica Sociale Italiana erano subordinate alla vigilanza tedesca. Ma la situazione italiana ha una caratteristica solo sua: l'Italia è la patria d'origine del fascismo (al quale Hitler, per sua stessa ammissione, si ispirò), e questo portò coloro i quali aderirono alla RSI a considerare i resistenti (anzi i ribelli come li chiamarono) traditori dell'idea fascista, quindi, giustamente da ammazzare senza alcuna pietà (ma anche in Ungheria, in Francia, in Norvegia, in Jugoslavia... eccetera c'erano ferventi fascisti e nazisti convintissimi che aiutare nazisti e fascisti ad eliminare i resistenti fosse cosa buona e giusta).
E secondo voi, dopo 50.000 partigiani caduti, 10.000 morti in eccidi (eccidio = almeno 7 morti civili. E quelli morti a gruppi di due o tre? Non contemplati dalla statistica storica), alè, finite le ostilità (a proposito la guerra in Italia finisce il 2 maggio 1945), amici come prima, e cosa vuoi che sia stata la guerra?
I conti, con gli strascichi della guerra civile si sono fatti in Italia e negli altri paesi d'Europa. A puro titolo informativo ricordo che, prima dell'amnistia di Togliatti, furono rinviati a giudizio 21.450 circa collaborazionisti; di questi subirono condanne il 27,6%; furono sentenziate circa 500 condanne capitali di cui eseguite 91; la Francia processò 50.000 collaborazionisti, ne condannò l'84%; le condanne a morte furono 7037 e 767 furono eseguite.
Insomma, la Francia, terra di diritti, mandò nelle patrie galere molti, molti più collaborazionisti di quanto non fece l'Italia.
Il caso dei Govoni mi sembra paradigmatico di quel che avviene nelle settimane immediatamente seguenti la fine di una guerra con caratteristiche “guerra civile”. Erano informatori? Vendetta per torti politici subiti due decenni prima? Un regolamento privato effettuato prendendo al volo una occasione? Sia quel che sia, dopo una guerra, che sia anche guerra civile, si regolano dei conti. E, visto che stiamo disquisendo del retroterra che ha portato alla Repubblica Italiana, beh, io penso che sia giusto fare rientrare nel Pantheon nazionale i morti della resistenza e dare umana pietas , e basta così, ai morti della parte che ha perso la seconda guerra mondiale. E meno male che ha perso.
P.s. Per saperne di più: M Dondi, La lunga Liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano, Roma, 1999. La ricerca storica a cui si sono ispirati molti, non ultimo Pansa
Assumo il silenzio di Max come assenso e dunque, il fescennino.
Scivoliamo indietro di oltre 25 secoli per ritrovarci nella cultura romana, che ça va sans dire, è debitrice della cultura etrusca. L'origine del fescennino è nella tradizione popolare contadina e consisteva in forme di rappresentazione teatrali in occasioni di feste rurali. Non il teatro che conosciamo noi; piuttosto un ritrovarsi sull'aia,e, più tardi, vicino ad un luogo sacro con contadini in veste di attori che si scambiavano invettive improvvisate che spesso coinvolgevano gli spettatori. E siccome le occasioni, nel mondo contadino, per fare festa sono sempre legate a momenti del ciclo agricolo – semina, mietitura, vendemmia... - ... e siccome questi momenti presuppongono la fertilità della terra... e siccome la fertilità può realizzarsi sia col gettare il seme nella terra, sia con una bella scopata... le invettive erano chiaramente di tipo sessuale. Specifichiamo: su come Tizio o Caio se la cavavano nelle prestazioni sessuali. Se poi Tizio e Caio erano lì ad ascoltarti... ancora meglio!
Vabbè, poi gli antropologi spiegano che il crescere, drizzarsi, ingrossarsi di ciò che si capisce è una metafora del crescere, drizzarsi, ingrossarsi della spiga; che la esasperazione sulle misure gigantesche di quell'affare lì è un modo per esorcizzare (allontanare) i danni di eventuali temporali e grandinate...ma non delle spighe o dell'uva si parlava nei fescennini rurali!
Perfino sul nome c'è da divertirsi: chi lo vuole derivato dalla città di Faescennium, al confine tra Lazio ed Etruria (ma guarda un po'), chi derivazione di “fascinum” che in latino vuol dire “malocchio”, ma veniva familiarmente usato anche per indicare quel pendaglio maschile che in particolari circostanze sfida la forza di gravità.
Come che sia, l'usanza di alludere, per dirla elegantemente, alla potenza sessuale in termini salaci, si diffonde dalla campagna alla città, anzi all'urbe, dove i giovani (che non si sa mai se sono un problema o una risorsa) prendono l'abitudine di gareggiare a chi le spara più grosse (ogni riferimento non è casuale...).
Queste abitudine giovanile si perfeziona dopo che nel 365 a.C., per scongiurare una pestilenza, si fanno venire dall'Etruria (guarda un po') dei danzatori, che non determinano effetti propiziatori (togliere la maledizione che ha provocato la peste), ma in compenso piacciono tanto ai giovani romani che questi, tanto per divertirsi, aggiungono la mimica alle sconcezze in versi che si scambiavano. Per questo in qualunque storia della letteratura latina, il fescennino viene considerato una delle radici del teatro romano: sia della “satura” (una specie di varietà dell'epoca), sia della “atellana” (una breve farsa). In comune, “satura” ed “atellana”, hanno l'improvvisazione, il linguaggio sboccato (insomma parolacce a tutto spiano) e il riferimento a comportamenti sessuali esagerati o poco ortodossi, vale a dire le caratteristiche del fescennino. La diversità tra fescennino e teatro sta nel fatto che gli attori di “satura” e “atellana” diventano professionisti e perdono così i diritti politici. Poi nella “satura” oltre ai comportamenti sessuali si parla dei comportamenti sociali, con un occhio a quelli dei componenti di quel centinaio di famiglie che si accaparravano il meglio di quel che Roma (i romani tutti) conquistavano...e dalla “satura” si sviluppa la “satira”, quel genere letterario di cui il poeta latino Orazio scriveva “Ridentem dicere verum: quid vetat?” (mentre si ride dire la verità: cosa lo vieta?).
Ma il fescennino non muore dando alla luce “satura” ed “atellana”. Tutt'altro! La sua fertilità si stabilizza come divertimento sociale dei cittadini e si ritrova nella tradizione di far sfoggio di improvvisazioni a carattere fortemente sessuale, con un uso di parole il più possibile sconce, in due occasioni della vita sociale di Roma.
La prima è durante i matrimoni. Finito il banchetto di nozze nella casa della sposa, questa raggiungeva la casa dello sposo con un gran codazzo di persone che, mentre la sposa distribuiva noci ai ragazzini, smoccolavano fescennini a tutto spiano sulle pretese della sposa e sulle possibilità dello sposo.
L'altra occasione era il trionfo tributato ad un comandante vittorioso. Mentre il vincitore su un enorme cocchio, il volto dipinto di rosso, attraversava le vie di Roma per raggiungere il tempio di Giove Capitolino, seguito dal bottino (i capi nemici sconfitti in catene, i prigionieri catturati ora schiavi di Roma, gli oggetti e i beni razziati che sarebbero entrati nelle casse dello stato), tra due ali di folla, i soldati, che fino al giorno prima gli dovevano obbedienza totale, gli vomitavano addosso sconcezze. Uno storico romano ha riportato alcuni fescennini che i legionari romani riservarono a Cesare, conquistatore della Gallia. In italiano uno suona così: “Ecco ora trionfa Cesare, che conquistò le Gallie, non trionfa Nicomede che conquistò Cesare”. Il verbo usato è lo stesso (subigere), ma il tipo di conquista a cui si allude è evidentemente un po' diversa. Se poi si riflette sul fatto che “subigere” in latino significa anche “dare la caccia”, “dissodare”, “spingere”, “soggiogare”...fate un po' voi.
Dalle 800 parole circa che ho dedicato alla richiesta di aiutino di Max su cosa sia il fescennino, credo sia facile dedurre che molto della tradizione culturale italiana è debitrice al fescennino latino: dal “contrasto” “Rosa aulentissima”, alla tenzone tra Cecco Angiolieri e Dante Alighieri, dalle gare di improvvisare ottave, alla commedia dell'arte e perfino all'avanspettacolo. Ovunque c'è sghignazzo e registro linguistico basso uniti, lì c'è il fescennino che è tanta parte del “comico”. E niente è più serio del comico come ha dimostrato Umberto Eco ne “Il nome della rosa”.
Ho io ho preso una cantonata lunga 10 anni o per "Passante Nord" si intende lo spostamento del tratto autostradale della A14 che ora corre tra le carreggiate della Tangenziale. Quindi tracciati diversi per strade diverse e, a rigor di logica, finanziamenti di fonte diversa. Ma anch'io come Anonimo, chiedo lumi al popolo dei cliccatori.
Non sono insensibile al grido di dolore che si leva da parte di Max (post n° 6)... per cui riprendo le antiche usanze.
“ça va sans dire”: questo modo di dire francese tradotto letteralmente suona:”Questo va senza dire”. Risultato che conferma l'affermazione per cui le traduzioni letterali, il più delle volte, sono cretine. Il concetto che i nostri cugini transalpini intendono con questa formuletta è:”Questo argomento (affermazione, cosa) è talmente evidente (ovvia, scontata) che non c'è bisogno di precisare (specificare).”
Il fescennino. Ah, Max, qui si vola alto e non mi bastano 59 parole per liquidare la richiesta di aiutino! E poi si va per viottoli della mente un po' distanti da rapporti di psicomotricità con il coperchio di un cassonetto stradale per rusco indifferenziato.
Cosa prescrive l'educamente corretto di un blog? Attendo "istruzioni per l'uso".
Grazie Nicola, per avere segnalato gli sviluppi della tua azione. Penso che questo tuo interessamento e le segnalazioni degli internauti sia un buon esempio di nuove forme di partecipazione.
Ieri, 18 febbraio 2009 passando accanto ai baraccotti della foto di via Vivaldi, ho notato che erano stati scoperchiati i tetti e si potevano "ammirare" le travi.
Oggi, 19 febbraio ho visto al lavoro due persone che mettevano tegole nuove. Queste tegole avevano l'aria di essere i "coppi" di una volta.
Speriamo bene!
Carissimo i vincitori,
mi ricordi tanto quel frequentatore del sito, ora eclissatosi, che aveva problemi di comprensione globale del testo...
Questo mi fa, ancora una volta, constatare come la competenza in un settore (per te la matematica) non salvi dalla incompetenza in un altro (comprensione dei testi). Cosa scriveresti tu? Ah, sì; scriveresti
IGNORANTI!
Sei sconsolante, se non riesci neanche a capire la differenza tra dialogo e monologo interiore. In quanto alla tua interpretazione sulle recondite finalità del mio agire...la tua giovane età (la deduco da quel che scrivi) non ti consente di sapere che, attorno al 1988, sostenere che l'Unione sovietica fosse di destra, era consdierato una eresia da un sacco di iscritti al PCI ed ancor più da chi stava più a sinistra del PCI (che erano poi un sacco e una sporta di persone).
Tu dopo questo calar di nozioni cosa sriveresti? Ah, sì, scrivesresti:
IGNORANTI!
E sei anche un po' vigliacchetto, perchè non hai il coraggio (che parola grossa ed impegnativa!) di scriverlo, un articolo. Dì ben sù, è più rassicurante spendere il proprio tempo a cercare peli e pelucci nelle altrui argomentazioni, PIUTTOSTO CHE essere il primo a proporre una riflessione? Certamente, perchè dovresti organizzare le idee, strutturarle attorno ad una idea centrale. E' più facile eaprimersi a spot, vero?
Cosa scriveresti tu? Ah, sì; scriveresti:
VERGOGNA!
Comunque, da genitore a genitore,(senza ironia) ti dico:” Preparati! Verrà un giorno, in cui tuo figlio ti fisserà con sguardo innocuo e ti porrà una domanda “impossibile”. Dovrai rispondergli nel giro di due nano secondi. Auguri, caro i vincitori, auguri e che la ragione e la fortuna siano con te, quando accadrà! Te la giocherai giorno dopo giorno, risposta dopo risposta, la tua credibilità di genitore e COMUNQUE, verrà un giorno in cui tuo figlio non accetterà più le tue risposte. Per fortuna, perchè solo smettendo di andare da mamma e papà a cercare la risposta si diventa adulti autonomi. Ma siccome il tuo pargolo ha dieci mesi, allora per una quindicina d'anni ancora ti cercerà”.
Stammi bene, caro concittadino sconosciuto
Carissimo i vincitori o come diavolo ti chiami davvero,
se risponde a verità che tu abbia un figlio e che tale pargolo abbia dieci mesi...allora avrà un lessico non superiore a dieci parole. Forse ha già superato la fase del “gattonare”, se è precoce; di sicuro è nella fase in cui tenta nuovi equilibri.
Per comprendere cosa sia la distribuzione gaussiana normale standard dovrà invece aspettare di avere raggiunto la fase evolutiva della “analisi” che mediamente, secondo la psicologia dell'età evolutiva, si raggiunge attorno ai 15 anni.
Ti posso invece garantire che ha già fatto notevoli esperimenti riguardo la gravità: se davvero questo pargolo esiste, infatti, avrà certamente trascorso qualche settimana se non addirittura un paio di mesi, a far cadere oggetti dal seggiolone. Gravità, appunto.
Se gli lasci libero accesso a tegami e coperchi, scoprirai che si divertirà un sacco a provare quale coperchio chiude quale tegame. E se invece di pensare:”Che palle!” e di gridargli :"Smettila!" lo osserverai, ti accorgerai che sta imparando le forme.
Sai, i bambini cominciamo a chiedersi cosa sia giusto e cosa sbagliato attorno ai sei anni ( caro internauta, informati, visto che sostieni di essere genitore e quindi preparati per i compiti futuri), e non ammettono sfumature tra”giusto” “sbagliato”, “bene”, “male”. E' solo con la pubertà, (12 – 14 anni), che comincia ad esistere la possibilità di circostanze che possono attenuare o rinforzare il “bene” o il “male”, il “giusto” e “sbagliato”.E' un percorso difficile e tormentato, caratterizzato dalla necessità dell'adolescente di definire le proprie idee e questo processo avviene confrontandosi o scontrandosi con gli adulti sottomano (genitori, insegnanti). Se gli adulti stanno al gioco; altrimenti l'adolescente cerca risposte da altre parti e chiude i canali comunicativi con gli adulti che non sono stati al gioco.
Per universale accordo degli studiosi di psicologia, l'adolescenza termina quando l'adolescente ha “fissato” le proprie credenze (religiose, politiche, culturali), il che avviene attorno ai venti anni. Poi c'è la faccenda della autonomia economica.... che ti abbuono perchè mi sono stufata di elargire la mia conoscenza :-).
In conclusione (come direbbe un comico:
Carissimo i vincitori o come diavolo ti chiami davvero, scusami, ma tu, che ci ricordi ad ogni commnento la nostra abissale ignoranza
COME FAI A NON SAPERE QUESTE NOZIONI BASILARI!
Con allegria, in attesa di potere calcare le scene
Cara grrr,
una prof che avevo all'università diceva sempre che le domande non sono mai stupide, le risposte invece spesso rischiano ei esserlo.
Alla tua domanda, che anche se ironica è seria, si rischa di rispondere con una stupidata e vorrei evitarlo.
Caro Ermelino,
ma tu i bambini li conosci?
Quando mio figlio frequentava le medie uscì la palla della fusione fredda: le sue insegnanti di applicazioni tecniche e di scienze mi raccontarono che il mattino successivo la notizia data dal telegironale, si consultarono per predisporre una risposta comune. Era, come si dice in didattichese, uno studente "vivace intellettivamente"
Ne ho avuti anch'io (per fortuna) di studenti "vivaci intellettivamente". Ti racconto questa: una volta diedi da leggere un brano di Darwin, ovviamente tradotto, in una prima superiore(14 anni). All'interrogazione mi sentii dare una definizione di "selezione naturale" opposta a quella di Darwin; contestai e mi trovai contestata da una allieva che mi fece leggere una frase del brano che, sulla base degli operatori logici and, or, not che la prof di matematica aveva loro spiegato, dava ragione alla interrogata. Inorridita dallo stravolgimento scientifico esclamai:"Qui deve esserci stato un errore di traduzione!". Non ti dico lo sguardo degli studenti! Era chiarissimo che pensavano che siccome mi avevano colto in fallo, stessi cercando di rigirarla. Andai a cercare all'Archiginnasio una copia in inglese dell'Origine della specie e trovai la frase: ebbene sì, un "any" in lingua originale era diventato un "non" nella traduzione e la frase aveva cambiato di senso. Feci fotocopie e le distribuii ai rompini. Per mia fortuna in quella classe si studiava inglese e recuparai la mia reputazione. Era il 1989, eppure ricordo ancora l'episodio.Invece nel 1984-85 avevo una studentessa che in quanto a domande era irrefrenabile! L'unico modo per tenerla "buona" era darle ricerche micidiali: si studiò a 15 anni e mezzo articoli e brani di manuali di diritto costituzionale per una ricerca sulla Costituzione, che poi risultò vicitrice ad un concorso. Per anni, ogni volta che ho dato da leggere "Libertà" di Verga,è finita con domande su cosa sia la "libertà" e grandi dibattiti collettivi sui diversi significati di "libertà".
Credimi, caro internauta; i bambini e gli adolescenti sono capaci di domande da fare davvero tremare le vene e i polsi.E le pongono con naturalezza, perchè non sanno che sono da far tremare le vene e i polsi. E se il povero adulto non risponde SUBITO finisce sotto il livello del tappeto.
Sai Nicola, la gestualità è un linguaggio, con le sua brave regole grammaticali e sintattiche. Io osservo le parole, tu i gesti. Non avevo fatto tanto caso alle ditine a mo' di virgolette e adesso che hai richiamato la mia attenzione...sì è MOLTO cafonal, troppo direi.
Allora potremmo dedicarci ad osservare tu i gesti, io le parole e quando ci accorgiamo di una nuova boiata comportamental-linguistica, avvertire il popolo di questo forum dal diffidare sia degli originali sia delle imitazini. Possono partecipare tutti quelli che non ne possono più del pressapochismo e del finto-spiritoso, soprattutto da parte di chi svolge funzioni che in teoria sono al servizio della comunità
Potremmo aprire una sezione del forum dedicata a questo. Che ne dici max? Potremmo intitolarla "piuttosto che...virgolette", oppure "le boiate della bella gente" oppure...
Credo sia giusto ringraziarti Nicola per la disponibilità che stai dimostrando verso i tuoi concittadini.
Ne approfitto per chiderti di informare la comunità di internauti degli sviluppi della cosa: per adesso io non ho problemi, ma questi sono i casi in cui ...mai dire mai! E sarebbe davvero molto utile sapere quali sono le strade giuste per otttenere il rispetto dei nostri diritti! Grazie ancora!
E allora potremmo usare questo spazio e i commenti a questo articolo per mettere insieme un elenco di disservizi e poi andare alla Federconsumatori o dove accidenti preferite con un elenco di disservizi. Secondo me le associazioni dei consumatori sono più esperte di ognuno di noi singolo citttadino/a su come, dove, a chi indirizzare lamentele. Sbaglio o c'è già in questi commenti un piccolo elenco che potrebbe essere specificato meglio? Con date, numero civico dell'abitazione dove è avvenuto il disguido, tipologia di posta...
Secondo me è bene fare il reclamo; in genere i dirigenti di livello superiore ignorano le segnalazioni verbali degli impiegati "normali".
Ma forse varrebbe la pena di segnalare la situazione a qualche associazione di consumatori. A Funo, per esempio, è presente, una volta al mese la Federconsumatori.
Che delusione, signor Guelfo, alias lirero! Ho incrociato con Lei le parole, convinta che fosse un esercizio della mente. Scopro nel Suo post n.22 del 1 dicembre, che anche Lei non riesce a resistere dal mescolare il contenuto di ideali cogli umori di quello che nel medioevo si definiva “demone meridiano”. Tanto più delusa , perchè nel suo post Lei fa trapelare di avere raggiunto quell'età che al tempo della sua giovinezza (ma anche al tempo della mia di un decennio dopo), veniva associata alla parola “saggezza”. Spero solo che questo sia l'ultima manifestazione dello “sfogatoio” post-elettorale.
Stai visualizzando tutti i commenti inseriti da Mariarosa Cevenini
Max, fa un po' effetto leggere la frase di K. Kraus sulla nullità di pensiero dei giornalisti, pubblicata proprio il giorno del silenzio-stampa nazionale... Caso o malizia?
Cara Ilaria,
davvero pensa he i problemi del circolo del tennis siano compresi se chi scrive utilizza una ortografia per pochi intimi? Sa, per comunicare occorre che chi scrive e chi legge si intendano sui segni utilizzati... che si tratti di tennis, della comunità della Venenta, dei battibecchi politici o di come raccogliere il rusco. Per dire: io la priverei della possibilità di sbuffare alle mie elucubrazioni storiche, se scrivessi usando le abbreviazioni usate nel Medioevo per redigere contratti notarili o beneplaciti imperiali... e non sarebbe gentile nei suoi confronti. Quindi se davvero ha interesse che la comunità di Argelato comprenda i problemi del circolo del tennis, scriva intanto in ortografia comprensibile, come ha fatto in questo messaggio.
Leggere i messaggi lasciati a commento di questo articolo costringe a chiedersi:"Ma le ortografie strampalate, le usate per scambiarvi messaggi in codice, oppure è per sentirsi moderni e all'avanguardia nelle praterie della nuova ortografia?"
Ma scrivete come vi ha insegnato la maestra alle elementari, va là, che è meglio per tutti!
"...come mai con almeno 4 aziende del settore nel territorio, il sito web del Comune di Argelato è stato realizzato da una azienda di Modena?..."
Max, ti offro le seguenti opzioni interpretative:
opzione classica "Nessuno è profeta in patria"
opzione moderna "L'erba del vicino è sempre più verde"
Ovvero, quanti, avendo sotto casa una pizzeria, vanno a mangiare una pizza ad almeno tre chilometri di distanza?
Poi ci sarebbe un'altra interpretazione...
opzione pissi-pissi, bau-bau: quella per cui appena una struttura pubblica dà da lavorare ad una azienda del territorio, cominciano subito cicalecci e passaparole di quelli benissimo informati su chi ha dato a chi e perché... A me capitò di essere coinvolta, a scuola, in una diatriba furibonda sul fatto che si acquistasse la cancelleria della scuola nella cartolibreria di fronte...con relativa inchiesta su quali vantaggi potessero essere ottenuti e soprattuto da chi!
E parlo di matite, biro, gomme, pennarelli...
Tu proponi massaggi! Praticamnete ti condanni preventivamente alla gogna!
Ma, su con il morale, perché la vita è breve e va goduta per quel che è.
Che bella lezione di stile ci ha dato il signor Comastri!
Toni pacati, rispetto per le scelte altrui, difesa sobria delle proprie convinzioni, riflessione autocritica, gentile ostinazione di dialogo.
Di idee esposte in questo modo si sente un gran bisogno, nei nostri tempi gridati di verità assolute.
Io penso che tutte quelle persone che non leggono i giornali, hanno pensato poco o niente. Se ascoltano solo il TG1 per loro la realtà è solo quella rappresentata dal TG1; se guardano anche qualche altro TG della RAI o Mediaset, non mi pare che abbbiamo una visione della realtà molto diversa.
I problemi ce li hanno quelli che leggono i giornali e frequentano i siti di informazione Internet! Da cui si scopre che esistono reppresentazioni della realtà piuttosto diverse da quelle televisive! E allora sorgono dubbi sulle rappresentazioni RAI e Mediaset...
Grazie max, tutor degli imbranati informatici, alla cui schiera io evidentemente appartengo! Ti risulta che sia possibile trovare tutto il verbale, invece di dovere aprire i file di una delibera alla volta?
Richiesta di aiuto: su quale sito è reperibile il verbale di cui si parla? Sarà di sicuro frutto della mia in-compentenza informatica, ma non riesco a trovare questo verbale.
Caro o cara concittadino o concittadina che usa lo scudo di un complicato nickname per esprimere le proprie considerazioni, lei può prendere tutte le cantonate che vuole e non usare la logica; finché esistono le garanzie costituzionali di libertà di opinione, né io né alcun altro glielo può né deve (soprattutto) impedire. Ma proprio in nome di queste guarentigie costituzionali lei deve permettere a me di strabiliarmi nel constatare che lei, probabilmente per frettolosità, prende cantonate e non usa la logica. E, ovviamente, lei è libero, anzi liberissimo, di costruire i suoi commenti come preferisce, ad esempio come ha fatto in questo caso, esulando dallo stretto contenuto dell’articolo. Ma io sono libera di controcommentare costruendo il mio commento su parte del suo, a patto di non falsificare la sostanza di quel che lei abbia affermato. Come ha scritto lei: oddio, intelligenza! Tutto qui.
Caro Magli, la formazione scientifica che ti contraddistingue ha sbaragliato i miei orpelli stilistici e linguistici per andare brutalmente al nocciolo: nella cultura italiana (cultura nel senso di modi di comportamento e di pensiero sociale), su cosa si fonda il senso di colpa (e di responsabilità)? Siccome la questioncina mi pare interessante, ti chiedo, se ne hai voglia, di indicare quali siano secondo te le altre sfaccettature che, in Italia, stanno alla base del senso di colpa comune (e di responsabilità). Oltre a quello che ha significato la mancanza di una riforma protestante, ammesso che abbia significato qualcosa.
In ritardo mi è capitato di leggere la strabliante notizia data dal post n° 6 a questo articolo sul fatto che ad Argelato manchi un assessore all’ambiente. Questa caro/a winniethepooh è la classica operazione di “falso in vero”. Basta andare sul sito del comune di Argelato, cliccare “giunta” e si può leggere che l’ambiente è una delle competenze che si è tenuto il sindaco. Eh, già, perchè il sindaco delega competenze ma non c’è scritto da nessuna parte di nessuna legge che sia obbligato a delegare competenze dell’ambiente! A parte la responsabilità della Polizia municipale il sindaco può delegare competenze; “può” non vuol dire “deve”. Nella giunta Pasquali si potevano rimpallare responsabilità tra il sindaco e l’assessore delegato, con questa invece sarà chiaro che le boiate o le scelte sagge sull’ambiente saranno tutte intere del sindaco. Voglio sperare che la cantonata illustrata da questo post sia dovuta ad un ritardo nella pubblicazione sul sito del comune delle deleghe assegnate agli assessori; anche se, sarebbe bastato l’uso della logica a fare dedurre che se l’ambiente non è stato delegato… se lo è tenuto il sindaco.
Caro Max,
tra le eredità del fescennino, per completezza di informazione, dobbiamo adesso registrare un altro genere letterario: la cronaca politica.
Oppure siamo di fronte all'ultima trasformazione dei fescennini tributati ai generali romani trionfanti? Ai posteri l'ardua sentenza!
E poi, Cristian, con questo caldo...spargere raggi, addirittura! Ne sparge già anche troppi il sole, che tiene in vita noi e il pianeta che ci fa vivere. Ma coraggio pure, verranno giorni migliori!
Buona domenica.
Cristian, capisco la richiesta, ma per chi come me:
A) si è laureata in storia
B) ha frequentato archivi, tra prima e dopo la laurea, per circa tre anni
C) ha scovato pezzi di archivi di cui si era persa la memoria
la storia è una cosa seria. Fatta di ricerca che adotta un metodo fondato su:
1)la ricerca di fonti;
2)la verifica della loro autenticità materiale (la storiografia è piena di falsi, ad iniziare dalla famosa “Donazione di Costantino”);
3)la loro attendibilità (le memorie di Churchill sulla seconda guerra mondiale sono preziosissime, ma su certi argomenti non possono essere prese per oro colato);
4)il confronto tra fonti diverse e che presentino punti di vista diversi.
Ornai sono quasi 150 anni che la ricerca storica procede così e lo fa per non impiccarsi ad una sola versione, ma RICOSTRUIRE il passato, fino dove è possibile alla ragione umana. E tutto questo lavoro DIPENDE dalla qualità e quantità di fonti che si hanno sottomano. Fonti che, spesso sono disponibili decenni dopo gli eventi: ad esempio in Italia, per legge, si può accedere ai documenti di amministrazioni statali solo DOPO 40 anni e questo per gli storici è un problema ed un limite
Quindi per me è NORMALE che le interpretazioni storiche cambino col tempo = man mano che si acquisiscono fonti (ad esempio l'apertura degli archivi dell'ex-URSS è stata una “chicca” per gli storici che si occupano del secolo ventesimo!).
Quindi a me le ossessioni di qualche frequentatore del blog, che per motivi suoi ce l'ha con un pensiero politico che la storia ha pensionato, (comunismo marxista-leninista) proprio non interessano. Sopratutto se queste ossessioni sono esternate, traduco dal dialetto , “solo per criticare” .
A me interessa capire il motivo per cui crisi economiche, politiche sociali, rapporti internazionali conflittuali, culture diverse (e religioni e pensieri politici sono cultura), hanno interagito tra di loro, modificando e “sterzando” la vita di milioni di persone.
E poi cercare di capire cosa sta dietro le parole della storia, parole che generalizzano, ma anche definiscono, come ho provato a fare nell'articolo “Una ciliegia di nome “guerra”.
E poi cercare ci capire se e quando pensieri “vecchi” potranno “tornare di moda” e come trasformati. E siccome tre, quattro anni fa pre-dissi il ritorno di Giovannino Keynes, caro Cristian, ti pre-dico che fra un po' ci ritroveremo tra i piedi un certo Carletto Marx.
L'articolo di Max mi stuzzica una domanda: cosa si intende per “Resistenza”?
“Resistenza” è il termine che si è utilizzato per indicare i movimenti armati popolari che,durante la seconda guerra mondiale, si opposero all'invasore tedesco o italiano (se preferite nazismo o fascismo) e contro i regimi politici da loro sostenuti.
In tutta Europa.
Laddove si sono costituiti governi apparentemente indipendenti, ma sostanzialmente al servizio dell'occupante nazista o fascista, la resistenza ha assunto ANCHE il carattere di guerra civile, cioè di scontro tra coloro che, appunto, resistevano e coloro che collaboravano.
Ora si dia il caso che la repressione di coloro che non si rassegnavano all'occupazione tedesca (o italiana per i territori fino al 1943 controllati anche dalle forze armate italiane) era coordinata dall'occupante e si avvaleva di forze collaborazioniste, alle quali, spesso, veniva assegnato “il lavoro più sporco” . E' anche del tutto evidente che, per riuscire a reprimere una resistenza, bisogna contare su una serie di informatori, che, ovviamente, devono essere interni alle comunità che si intendono controllare.
E secondo voi, come accidenti venivano considerati questi informatori e collaborazionisti, dai resistenti? Amici in sbandamento emozionale o traditori della nazione? E come accidenti, secondo voi, i collaborazionisti consideravano i resistenti?
La Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò), analizzata con criteri “tecnici” storici può essere solo considerata uno stato collaborazionista: infatti la forza militare e l'amministrazione della Repubblica Sociale Italiana erano subordinate alla vigilanza tedesca. Ma la situazione italiana ha una caratteristica solo sua: l'Italia è la patria d'origine del fascismo (al quale Hitler, per sua stessa ammissione, si ispirò), e questo portò coloro i quali aderirono alla RSI a considerare i resistenti (anzi i ribelli come li chiamarono) traditori dell'idea fascista, quindi, giustamente da ammazzare senza alcuna pietà (ma anche in Ungheria, in Francia, in Norvegia, in Jugoslavia... eccetera c'erano ferventi fascisti e nazisti convintissimi che aiutare nazisti e fascisti ad eliminare i resistenti fosse cosa buona e giusta).
E secondo voi, dopo 50.000 partigiani caduti, 10.000 morti in eccidi (eccidio = almeno 7 morti civili. E quelli morti a gruppi di due o tre? Non contemplati dalla statistica storica), alè, finite le ostilità (a proposito la guerra in Italia finisce il 2 maggio 1945), amici come prima, e cosa vuoi che sia stata la guerra?
I conti, con gli strascichi della guerra civile si sono fatti in Italia e negli altri paesi d'Europa. A puro titolo informativo ricordo che, prima dell'amnistia di Togliatti, furono rinviati a giudizio 21.450 circa collaborazionisti; di questi subirono condanne il 27,6%; furono sentenziate circa 500 condanne capitali di cui eseguite 91; la Francia processò 50.000 collaborazionisti, ne condannò l'84%; le condanne a morte furono 7037 e 767 furono eseguite.
Insomma, la Francia, terra di diritti, mandò nelle patrie galere molti, molti più collaborazionisti di quanto non fece l'Italia.
Il caso dei Govoni mi sembra paradigmatico di quel che avviene nelle settimane immediatamente seguenti la fine di una guerra con caratteristiche “guerra civile”. Erano informatori? Vendetta per torti politici subiti due decenni prima? Un regolamento privato effettuato prendendo al volo una occasione? Sia quel che sia, dopo una guerra, che sia anche guerra civile, si regolano dei conti. E, visto che stiamo disquisendo del retroterra che ha portato alla Repubblica Italiana, beh, io penso che sia giusto fare rientrare nel Pantheon nazionale i morti della resistenza e dare umana pietas , e basta così, ai morti della parte che ha perso la seconda guerra mondiale. E meno male che ha perso.
P.s. Per saperne di più: M Dondi, La lunga Liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano, Roma, 1999. La ricerca storica a cui si sono ispirati molti, non ultimo Pansa
Assumo il silenzio di Max come assenso e dunque, il fescennino.
Scivoliamo indietro di oltre 25 secoli per ritrovarci nella cultura romana, che ça va sans dire, è debitrice della cultura etrusca. L'origine del fescennino è nella tradizione popolare contadina e consisteva in forme di rappresentazione teatrali in occasioni di feste rurali. Non il teatro che conosciamo noi; piuttosto un ritrovarsi sull'aia,e, più tardi, vicino ad un luogo sacro con contadini in veste di attori che si scambiavano invettive improvvisate che spesso coinvolgevano gli spettatori. E siccome le occasioni, nel mondo contadino, per fare festa sono sempre legate a momenti del ciclo agricolo – semina, mietitura, vendemmia... - ... e siccome questi momenti presuppongono la fertilità della terra... e siccome la fertilità può realizzarsi sia col gettare il seme nella terra, sia con una bella scopata... le invettive erano chiaramente di tipo sessuale. Specifichiamo: su come Tizio o Caio se la cavavano nelle prestazioni sessuali. Se poi Tizio e Caio erano lì ad ascoltarti... ancora meglio!
Vabbè, poi gli antropologi spiegano che il crescere, drizzarsi, ingrossarsi di ciò che si capisce è una metafora del crescere, drizzarsi, ingrossarsi della spiga; che la esasperazione sulle misure gigantesche di quell'affare lì è un modo per esorcizzare (allontanare) i danni di eventuali temporali e grandinate...ma non delle spighe o dell'uva si parlava nei fescennini rurali!
Perfino sul nome c'è da divertirsi: chi lo vuole derivato dalla città di Faescennium, al confine tra Lazio ed Etruria (ma guarda un po'), chi derivazione di “fascinum” che in latino vuol dire “malocchio”, ma veniva familiarmente usato anche per indicare quel pendaglio maschile che in particolari circostanze sfida la forza di gravità.
Come che sia, l'usanza di alludere, per dirla elegantemente, alla potenza sessuale in termini salaci, si diffonde dalla campagna alla città, anzi all'urbe, dove i giovani (che non si sa mai se sono un problema o una risorsa) prendono l'abitudine di gareggiare a chi le spara più grosse (ogni riferimento non è casuale...).
Queste abitudine giovanile si perfeziona dopo che nel 365 a.C., per scongiurare una pestilenza, si fanno venire dall'Etruria (guarda un po') dei danzatori, che non determinano effetti propiziatori (togliere la maledizione che ha provocato la peste), ma in compenso piacciono tanto ai giovani romani che questi, tanto per divertirsi, aggiungono la mimica alle sconcezze in versi che si scambiavano. Per questo in qualunque storia della letteratura latina, il fescennino viene considerato una delle radici del teatro romano: sia della “satura” (una specie di varietà dell'epoca), sia della “atellana” (una breve farsa). In comune, “satura” ed “atellana”, hanno l'improvvisazione, il linguaggio sboccato (insomma parolacce a tutto spiano) e il riferimento a comportamenti sessuali esagerati o poco ortodossi, vale a dire le caratteristiche del fescennino. La diversità tra fescennino e teatro sta nel fatto che gli attori di “satura” e “atellana” diventano professionisti e perdono così i diritti politici. Poi nella “satura” oltre ai comportamenti sessuali si parla dei comportamenti sociali, con un occhio a quelli dei componenti di quel centinaio di famiglie che si accaparravano il meglio di quel che Roma (i romani tutti) conquistavano...e dalla “satura” si sviluppa la “satira”, quel genere letterario di cui il poeta latino Orazio scriveva “Ridentem dicere verum: quid vetat?” (mentre si ride dire la verità: cosa lo vieta?).
Ma il fescennino non muore dando alla luce “satura” ed “atellana”. Tutt'altro! La sua fertilità si stabilizza come divertimento sociale dei cittadini e si ritrova nella tradizione di far sfoggio di improvvisazioni a carattere fortemente sessuale, con un uso di parole il più possibile sconce, in due occasioni della vita sociale di Roma.
La prima è durante i matrimoni. Finito il banchetto di nozze nella casa della sposa, questa raggiungeva la casa dello sposo con un gran codazzo di persone che, mentre la sposa distribuiva noci ai ragazzini, smoccolavano fescennini a tutto spiano sulle pretese della sposa e sulle possibilità dello sposo.
L'altra occasione era il trionfo tributato ad un comandante vittorioso. Mentre il vincitore su un enorme cocchio, il volto dipinto di rosso, attraversava le vie di Roma per raggiungere il tempio di Giove Capitolino, seguito dal bottino (i capi nemici sconfitti in catene, i prigionieri catturati ora schiavi di Roma, gli oggetti e i beni razziati che sarebbero entrati nelle casse dello stato), tra due ali di folla, i soldati, che fino al giorno prima gli dovevano obbedienza totale, gli vomitavano addosso sconcezze. Uno storico romano ha riportato alcuni fescennini che i legionari romani riservarono a Cesare, conquistatore della Gallia. In italiano uno suona così: “Ecco ora trionfa Cesare, che conquistò le Gallie, non trionfa Nicomede che conquistò Cesare”. Il verbo usato è lo stesso (subigere), ma il tipo di conquista a cui si allude è evidentemente un po' diversa. Se poi si riflette sul fatto che “subigere” in latino significa anche “dare la caccia”, “dissodare”, “spingere”, “soggiogare”...fate un po' voi.
Dalle 800 parole circa che ho dedicato alla richiesta di aiutino di Max su cosa sia il fescennino, credo sia facile dedurre che molto della tradizione culturale italiana è debitrice al fescennino latino: dal “contrasto” “Rosa aulentissima”, alla tenzone tra Cecco Angiolieri e Dante Alighieri, dalle gare di improvvisare ottave, alla commedia dell'arte e perfino all'avanspettacolo. Ovunque c'è sghignazzo e registro linguistico basso uniti, lì c'è il fescennino che è tanta parte del “comico”. E niente è più serio del comico come ha dimostrato Umberto Eco ne “Il nome della rosa”.
Ho io ho preso una cantonata lunga 10 anni o per "Passante Nord" si intende lo spostamento del tratto autostradale della A14 che ora corre tra le carreggiate della Tangenziale. Quindi tracciati diversi per strade diverse e, a rigor di logica, finanziamenti di fonte diversa. Ma anch'io come Anonimo, chiedo lumi al popolo dei cliccatori.
Non sono insensibile al grido di dolore che si leva da parte di Max (post n° 6)... per cui riprendo le antiche usanze.
“ça va sans dire”: questo modo di dire francese tradotto letteralmente suona:”Questo va senza dire”. Risultato che conferma l'affermazione per cui le traduzioni letterali, il più delle volte, sono cretine. Il concetto che i nostri cugini transalpini intendono con questa formuletta è:”Questo argomento (affermazione, cosa) è talmente evidente (ovvia, scontata) che non c'è bisogno di precisare (specificare).”
Il fescennino. Ah, Max, qui si vola alto e non mi bastano 59 parole per liquidare la richiesta di aiutino! E poi si va per viottoli della mente un po' distanti da rapporti di psicomotricità con il coperchio di un cassonetto stradale per rusco indifferenziato.
Cosa prescrive l'educamente corretto di un blog? Attendo "istruzioni per l'uso".
Grazie Nicola, per avere segnalato gli sviluppi della tua azione. Penso che questo tuo interessamento e le segnalazioni degli internauti sia un buon esempio di nuove forme di partecipazione.
Ieri, 18 febbraio 2009 passando accanto ai baraccotti della foto di via Vivaldi, ho notato che erano stati scoperchiati i tetti e si potevano "ammirare" le travi.
Oggi, 19 febbraio ho visto al lavoro due persone che mettevano tegole nuove. Queste tegole avevano l'aria di essere i "coppi" di una volta.
Speriamo bene!
Carissimo i vincitori,
mi ricordi tanto quel frequentatore del sito, ora eclissatosi, che aveva problemi di comprensione globale del testo...
Questo mi fa, ancora una volta, constatare come la competenza in un settore (per te la matematica) non salvi dalla incompetenza in un altro (comprensione dei testi). Cosa scriveresti tu? Ah, sì; scriveresti
IGNORANTI!
Sei sconsolante, se non riesci neanche a capire la differenza tra dialogo e monologo interiore. In quanto alla tua interpretazione sulle recondite finalità del mio agire...la tua giovane età (la deduco da quel che scrivi) non ti consente di sapere che, attorno al 1988, sostenere che l'Unione sovietica fosse di destra, era consdierato una eresia da un sacco di iscritti al PCI ed ancor più da chi stava più a sinistra del PCI (che erano poi un sacco e una sporta di persone).
Tu dopo questo calar di nozioni cosa sriveresti? Ah, sì, scrivesresti:
IGNORANTI!
E sei anche un po' vigliacchetto, perchè non hai il coraggio (che parola grossa ed impegnativa!) di scriverlo, un articolo. Dì ben sù, è più rassicurante spendere il proprio tempo a cercare peli e pelucci nelle altrui argomentazioni, PIUTTOSTO CHE essere il primo a proporre una riflessione? Certamente, perchè dovresti organizzare le idee, strutturarle attorno ad una idea centrale. E' più facile eaprimersi a spot, vero?
Cosa scriveresti tu? Ah, sì; scriveresti:
VERGOGNA!
Comunque, da genitore a genitore,(senza ironia) ti dico:” Preparati! Verrà un giorno, in cui tuo figlio ti fisserà con sguardo innocuo e ti porrà una domanda “impossibile”. Dovrai rispondergli nel giro di due nano secondi. Auguri, caro i vincitori, auguri e che la ragione e la fortuna siano con te, quando accadrà! Te la giocherai giorno dopo giorno, risposta dopo risposta, la tua credibilità di genitore e COMUNQUE, verrà un giorno in cui tuo figlio non accetterà più le tue risposte. Per fortuna, perchè solo smettendo di andare da mamma e papà a cercare la risposta si diventa adulti autonomi. Ma siccome il tuo pargolo ha dieci mesi, allora per una quindicina d'anni ancora ti cercerà”.
Stammi bene, caro concittadino sconosciuto
Carissimo i vincitori o come diavolo ti chiami davvero,
se risponde a verità che tu abbia un figlio e che tale pargolo abbia dieci mesi...allora avrà un lessico non superiore a dieci parole. Forse ha già superato la fase del “gattonare”, se è precoce; di sicuro è nella fase in cui tenta nuovi equilibri.
Per comprendere cosa sia la distribuzione gaussiana normale standard dovrà invece aspettare di avere raggiunto la fase evolutiva della “analisi” che mediamente, secondo la psicologia dell'età evolutiva, si raggiunge attorno ai 15 anni.
Ti posso invece garantire che ha già fatto notevoli esperimenti riguardo la gravità: se davvero questo pargolo esiste, infatti, avrà certamente trascorso qualche settimana se non addirittura un paio di mesi, a far cadere oggetti dal seggiolone. Gravità, appunto.
Se gli lasci libero accesso a tegami e coperchi, scoprirai che si divertirà un sacco a provare quale coperchio chiude quale tegame. E se invece di pensare:”Che palle!” e di gridargli :"Smettila!" lo osserverai, ti accorgerai che sta imparando le forme.
Sai, i bambini cominciamo a chiedersi cosa sia giusto e cosa sbagliato attorno ai sei anni ( caro internauta, informati, visto che sostieni di essere genitore e quindi preparati per i compiti futuri), e non ammettono sfumature tra”giusto” “sbagliato”, “bene”, “male”. E' solo con la pubertà, (12 – 14 anni), che comincia ad esistere la possibilità di circostanze che possono attenuare o rinforzare il “bene” o il “male”, il “giusto” e “sbagliato”.E' un percorso difficile e tormentato, caratterizzato dalla necessità dell'adolescente di definire le proprie idee e questo processo avviene confrontandosi o scontrandosi con gli adulti sottomano (genitori, insegnanti). Se gli adulti stanno al gioco; altrimenti l'adolescente cerca risposte da altre parti e chiude i canali comunicativi con gli adulti che non sono stati al gioco.
Per universale accordo degli studiosi di psicologia, l'adolescenza termina quando l'adolescente ha “fissato” le proprie credenze (religiose, politiche, culturali), il che avviene attorno ai venti anni. Poi c'è la faccenda della autonomia economica.... che ti abbuono perchè mi sono stufata di elargire la mia conoscenza :-).
In conclusione (come direbbe un comico:
Carissimo i vincitori o come diavolo ti chiami davvero, scusami, ma tu, che ci ricordi ad ogni commnento la nostra abissale ignoranza
COME FAI A NON SAPERE QUESTE NOZIONI BASILARI!
Con allegria, in attesa di potere calcare le scene
Cara grrr,
una prof che avevo all'università diceva sempre che le domande non sono mai stupide, le risposte invece spesso rischiano ei esserlo.
Alla tua domanda, che anche se ironica è seria, si rischa di rispondere con una stupidata e vorrei evitarlo.
Caro Ermelino,
ma tu i bambini li conosci?
Quando mio figlio frequentava le medie uscì la palla della fusione fredda: le sue insegnanti di applicazioni tecniche e di scienze mi raccontarono che il mattino successivo la notizia data dal telegironale, si consultarono per predisporre una risposta comune. Era, come si dice in didattichese, uno studente "vivace intellettivamente"
Ne ho avuti anch'io (per fortuna) di studenti "vivaci intellettivamente". Ti racconto questa: una volta diedi da leggere un brano di Darwin, ovviamente tradotto, in una prima superiore(14 anni). All'interrogazione mi sentii dare una definizione di "selezione naturale" opposta a quella di Darwin; contestai e mi trovai contestata da una allieva che mi fece leggere una frase del brano che, sulla base degli operatori logici and, or, not che la prof di matematica aveva loro spiegato, dava ragione alla interrogata. Inorridita dallo stravolgimento scientifico esclamai:"Qui deve esserci stato un errore di traduzione!". Non ti dico lo sguardo degli studenti! Era chiarissimo che pensavano che siccome mi avevano colto in fallo, stessi cercando di rigirarla. Andai a cercare all'Archiginnasio una copia in inglese dell'Origine della specie e trovai la frase: ebbene sì, un "any" in lingua originale era diventato un "non" nella traduzione e la frase aveva cambiato di senso. Feci fotocopie e le distribuii ai rompini. Per mia fortuna in quella classe si studiava inglese e recuparai la mia reputazione. Era il 1989, eppure ricordo ancora l'episodio.Invece nel 1984-85 avevo una studentessa che in quanto a domande era irrefrenabile! L'unico modo per tenerla "buona" era darle ricerche micidiali: si studiò a 15 anni e mezzo articoli e brani di manuali di diritto costituzionale per una ricerca sulla Costituzione, che poi risultò vicitrice ad un concorso. Per anni, ogni volta che ho dato da leggere "Libertà" di Verga,è finita con domande su cosa sia la "libertà" e grandi dibattiti collettivi sui diversi significati di "libertà".
Credimi, caro internauta; i bambini e gli adolescenti sono capaci di domande da fare davvero tremare le vene e i polsi.E le pongono con naturalezza, perchè non sanno che sono da far tremare le vene e i polsi. E se il povero adulto non risponde SUBITO finisce sotto il livello del tappeto.
Sai Nicola, la gestualità è un linguaggio, con le sua brave regole grammaticali e sintattiche. Io osservo le parole, tu i gesti. Non avevo fatto tanto caso alle ditine a mo' di virgolette e adesso che hai richiamato la mia attenzione...sì è MOLTO cafonal, troppo direi.
Allora potremmo dedicarci ad osservare tu i gesti, io le parole e quando ci accorgiamo di una nuova boiata comportamental-linguistica, avvertire il popolo di questo forum dal diffidare sia degli originali sia delle imitazini. Possono partecipare tutti quelli che non ne possono più del pressapochismo e del finto-spiritoso, soprattutto da parte di chi svolge funzioni che in teoria sono al servizio della comunità
Potremmo aprire una sezione del forum dedicata a questo. Che ne dici max? Potremmo intitolarla "piuttosto che...virgolette", oppure "le boiate della bella gente" oppure...
Credo sia giusto ringraziarti Nicola per la disponibilità che stai dimostrando verso i tuoi concittadini.
Ne approfitto per chiderti di informare la comunità di internauti degli sviluppi della cosa: per adesso io non ho problemi, ma questi sono i casi in cui ...mai dire mai! E sarebbe davvero molto utile sapere quali sono le strade giuste per otttenere il rispetto dei nostri diritti! Grazie ancora!
E allora potremmo usare questo spazio e i commenti a questo articolo per mettere insieme un elenco di disservizi e poi andare alla Federconsumatori o dove accidenti preferite con un elenco di disservizi. Secondo me le associazioni dei consumatori sono più esperte di ognuno di noi singolo citttadino/a su come, dove, a chi indirizzare lamentele. Sbaglio o c'è già in questi commenti un piccolo elenco che potrebbe essere specificato meglio? Con date, numero civico dell'abitazione dove è avvenuto il disguido, tipologia di posta...
Secondo me è bene fare il reclamo; in genere i dirigenti di livello superiore ignorano le segnalazioni verbali degli impiegati "normali".
Ma forse varrebbe la pena di segnalare la situazione a qualche associazione di consumatori. A Funo, per esempio, è presente, una volta al mese la Federconsumatori.
Che delusione, signor Guelfo, alias lirero! Ho incrociato con Lei le parole, convinta che fosse un esercizio della mente. Scopro nel Suo post n.22 del 1 dicembre, che anche Lei non riesce a resistere dal mescolare il contenuto di ideali cogli umori di quello che nel medioevo si definiva “demone meridiano”. Tanto più delusa , perchè nel suo post Lei fa trapelare di avere raggiunto quell'età che al tempo della sua giovinezza (ma anche al tempo della mia di un decennio dopo), veniva associata alla parola “saggezza”. Spero solo che questo sia l'ultima manifestazione dello “sfogatoio” post-elettorale.
Arrivederci ai dati consuntivi della raccolta differenziata dell'anno 2011 per scoprire quale sarà l'entità della tariffa per il rusco.