La pianura verso NORD - EST

Questo si conclude, infatti, nell'Oasi naturalistica di Campono, già in territorio ferrarese. Nel raggiungerla si possono ammirare canali e stagni popolati da una ricca fauna selvatica. Anche gli appassionati di beni storici e artistici possono però trovarvi mete interessanti.
Granarolo dell'Emilia
Usciti da Porta Zamboni si giunge, in pochi minuti, a Granarolo dell'Emilia, il cui nome ci parla dell'antico borgo agricolo alle porte di Bologna. Oggi la campagna è ancora ricca di grano e punteggiata di costruzioni di diverso stile rurale, tra le quali si incontrano le antiche "villeggiature'', edifici incorniciati da boschi e da giardini ove spesso si ergono le belle torri colombaie.
Ricordiamo Villa Naldi, con la sua torretta in stile neo-gotico e Villa del Marchesino, con torre e oratorio. A Granarolo è da vedere la chiesa parrocchiale di S. Vitale, ricostruita nel 1682, che conserva un S. Girolamo attribuito al Guercino. Vicino alla chiesa si trova una casa che interesserà gli appassionati di viaggi e avventure: quella dell'esploratore ravennate Pellegrino Matteucci, il primo ad attraversare il continente africano dal Mar Rosso al Golfo di Guinea.
Nella frazione di Viadagola si trovano il Palazzo dell'antica casata Fibbia, la seicentesca Villa Amelia; in località Cadriano sono interessanti Palazzo Zambeccari e Villa Mignani, che appartenne allo statista Marco Minghetti, oltre alla Chiesa di S. Andrea Apostolo, ricostruita tra il 1630 ed il 1688.
Minerbio
Proseguendo si arriva a Minerbio, il centro più ricco di importanti presenze artistiche del nostro itinerario. La più affascinante meta da visitare è certamente il complesso storico e architettonico della Rocca e del Castello degli Isolani, tutt'ora di proprietà della stessa famiglia. Il loro primo insediamento a Minerbio risale al 1303, e dal 1403 ne furono i feudatari. Fu proprio in quel'anno che iniziò la costruzione della Rocca, poi abbandonata e modificata a seconda delle alterne vicende che videro gli Isolani cacciati dai Bentivoglio e poi reintegrati nel loro feudo. La Rocca ha stupende sale affrescate dette "di Marte", “dell'Astronomia” e “di Ercole", opera di Amico Aspertini, chiamato da Giovanni Francesco Isolani ad abbellire la sua proprietà nel 1527. Ma di grande fascino è pure l'attiguo Palazzo Isolani, con sculture, tele e affreschi di scuola bolognese della stessa epoca.
Baricella
A Baricella: S. Maria di Baricella risalente al cinquecento ma restaurata nel 1700.
All'interno un crocifisso ligneo del primo seicento. Nella frazione di Boschi si trova S. Maria Laurentana, un edificio del Seicento con all'interno una bellissima scultura lignea che riprende l'iconografia della Madonna.
Molinella
La tappa successiva è Molinella, un centro di antiche origini, collocato da sempre in aree contese tra acque e terre.
Basti dire che i numerosi mulini posti lungo l'antico corso dell'Idice, e che con ogni probabilità hanno battezzato la città, sembra che potessero macinare sia quando l'acqua scendeva verso il Po, sia quando essa "risaliva" a causa delle sue piene. Tra gli interessi storico-artistici che Molinella può soddisfare vi è il campanile che pende e l'altra "cima" che si staglia sulla pianura: la Torre S. Stefano, costruita dai bolognesi nel 1402. La grande bonifica e la terra finalmente disponibile per i lavori agricoli, dal 1700 ai primi del 1800, si intrecciano a Molinella con la storia del movimento bracciantile. Qui nacque, infatti, G. Massarenti, l'uomo che dalle esperienze sindacali passò alla creazione delle prime cooperative di produzione e lavoro. Qui nel 1896, allo scopo di contenere i prezzi della distribuzione sorse anche la prima cooperativa di consumo. Infine è da segnalare una curiosità gastronomica: è a Molinella che nacque, nel 1700, la deliziosa torta di tagliatelle.
Nei pressi di Molinella è poi da visitare la frazione di Selva Malvezzi, antico feudo dell'omonima potente famiglia senatoria bolognese.
Qui l'insieme del borgo ha conservato l'aspetto di un tempo. Notevole è il seicentesco Palazzo Padronale con lo scalone a doppia rampa per consentire l'accesso diversificato per persone e animali e il Palazzo del Governatore, con la splendida facciata arricchita dall'orologio e dalla campana. Dopo Molinella, seguendo le indicazioni per Marmorta e Argenta, si giunge all'Oasi delle Valli di Argenta, ormai in territorio ferrarese. Queste zone umide, definite di "importanza internazionale" dalla Convenzione di Ramsar, si estendono per 1600 ettari e sono costituite dalle Casse di espansione di Bassarone, Campotto e Valle Santa. Sono quanto resta delle grandi aree vallive, i bacini lasciati ad accogliere le punte di piena (da qui "Casse di espansione") dei torrenti Idice e Quaderna e del fiume Reno.
Gli appassionati di osservazioni naturalistiche troveranno qui un vero paradiso popolato da migliaia di esemplari di uccelli dalle abitudini acquatiche. Ma anche chi sa apprezzare il respiro della natura, senza pretese specialistiche, non dovrebbe mancare questa meta posta alla fine del nostro itinerario.

redazione






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