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FONDAZIONE ANT ITALIA ONLUS

ANT è assistenza domiciliare gratuita da oltre 30 anni. I Sofferenti di tumo­re assistiti dal 1985 a dicembre 2009 sono 75.071, che tradotto in giornate di assistenza signifi cano numeri da capogiro: oltre 12 milioni di giornate erogate. L’Emilia Romagna è la capo­lista, poiché è la città di Bologna che ha visto questa realtà crescere con più del 40% degli ammalati curati nella propria abitazione. ANT è quindi assi­stenza, ma anche formazione medica e diagnosi tempestiva: sono le tre ani­me che la muovono e che rendono il cuore di quest’Opera pulsante e vivo, pronto a generare persone e cifre importanti.

Partiamo con il dire, banalmente, che il cancro rappresenta la seconda causa di morte in Italia e per molti pazienti le ultime settimane di vita sono carat­terizzate da una ridotta autosuffi cien-za e da una sempre più intensa richie­sta assistenziale.

Quando, negli anni ’70, il Prof. Pannuti iniziò assieme ad altri 12 amici fedelissimi questa espe­rienza, erano in atto alcuni processi che sottolineavano con chiarezza la propensione, da parte delle strutture sanitarie del nostro paese, all’impie­go delle alte tecnologie per alcuni tipi di Pazienti e alla sempre minore at­tenzione riservata ai cosiddetti Malati “terminali” di cancro.

Allo stesso tempo si registravano crescenti diffi coltà derivanti dalla minore disponibilità di fondi necessari ad un’assistenza adeguata a tutti i livelli. L’esperienza dell’ANT è partita proprio dall’assun­zione dell’impegno a riservare la mas­sima attenzione ed energia operativa per i Sofferenti di tumore “inguaribili” e spesso emarginati dagli ospedali pubblici e privati: così incominciarono ad assisterli presso il loro domicilio, in collaborazione con le loro Famiglie, per una vita dignitosa fi no all’ultimo respiro e gratuitamente. “Ero primario della divisione di on­cologia medica presso l’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi – afferma il Prof. Pannuti interrogato al riguardo - mi resi subito conto agli inizi degli anni ’70 di due situazioni critiche.

La prima si riferiva ai Pazienti trattati in ospeda­le che una volta dimessi dopo il ciclo di chemioterapia dovevano (e non lo erano) essere assistiti adeguatamen­te. La seconda criticità era legata alla decisione <politica> di ridurre il nu­mero dei posti letto in ospedale per <razionalizzare> la spesa.

Noi, pren­dendo atto di questa situazione, con l’assistenza domiciliare gratuita ab­biamo dato vita ad un vero e proprio ammortizzatore sanitario. Abbiamo dato vita ad un progetto di solidarie­tà (l’abbiamo chiamato PROGETTO EUBIOSIA) per la migliore dignità di questo tipo di Sofferenti. L’accoglien­za da parte dei Pazienti e delle loro Famiglie è stata incondizionata. Del pari abbiamo registrato molta indiffe­renza da parte delle autorità sanitarie e qualche ostilità da parte dei Medici di Famiglia”. Questo per il passato … poi si sa che il “nuovo” porta sempre diffi denza, ma quando si impara a ca­pirne il valore lo si accetta, anzi lo si propone come modello. Infatti, negli ultimi anni è stata posta grande atten­zione verso un modello assistenziale che privilegi la permanenza al domi­cilio del paziente oncologico in fase avanzata di malattia (dando ragione all’intuizione da noi avuta 31 anni or sono).

I malati oncologici terminali in fase avanzata (con malattia non più guari­bile) e avanzatissima (i cosiddetti ma­lati in fase terminale) necessitano di assistenza continuativa per un periodo che può variare dai 90 ai 120 giorni. Moltissimi necessitano di trattamen­ti mirati al controllo della sofferenza provocata dal tumore, defi nita “dolo­re totale” e caratterizzata dalla diffi -coltà a soddisfare i bisogni primari e dal deteriorarsi dell’identità corporea, dell’equilibrio psicofi sico, del ruolo sociale e dello status economico. Per questi malati le cure più idonee sono sicuramente le cure palliative (di re­cente hanno ottenuto l’ok dal Sena­to) che si propongono di garantire la

 

miglior qualità di vita possibile com­patibilmente alla patologia di base e a una morte dignitosa. Le esigenze di larga parte di questi ammalati sono: vivere i propri giorni a casa con i fami­liari, non essere lasciati soli, godere di ambienti idonei alle proprie esigenze (il tipo di letto, il bagno attrezzato, il telefono, ecc.), ricevere regolarmente le cure necessarie per il controllo dei sintomi, essere accuditi in base alle necessità fi siche, psicologiche e so­ciali. L’attenzione inoltre non va rivolta solo al paziente, ma anche ai suoi fa­miliari; ancora, questa attenzione non va tolta alla famiglia una volta che il morente li ha lasciati. La scelta di un appropriato regime as­sistenziale quale prosecuzione della fase post-acuta ed un effi cace coordi­namento delle attività sanitarie e so­cio-assistenziali, dopo la dimissione, deve permettere la riduzione di inap­propriati prolungamenti della degen­za ospedaliera nonché di ricoveri ripe­tuti.

Nel contempo la dimissione pro­tetta non deve essere assolutamente intesa come una dimissione “preco­ce” del ricoverato rispetto ai tempi richiesti da una degenza ospedaliera che completi l’iter assistenziale ne­cessario, bensì deve essere concepita come l’organizzazione di un sistema di comunicazione e di integrazione ospedale-territorio al fi ne di garantire la continuità assistenziale del pazien­te.

Un ulteriore obiettivo nella scelta del percorso deve essere quello di pri­vilegiare un rientro “protetto” al pro­prio domicilio attraverso lo sviluppo e la diffusione dei servizi domiciliari, come fa ANT, che offre gratuitamente una completa assistenza domiciliare e tutte le terapie palliative e di supporto necessarie ad affrontare in piena di­gnità le ultime fasi della vita.

In conclusione, la risposta del Prof. Pannuti, padre della Fondazione ANT, a questo tipo di problema è stata de­cisa e precisa: contano poco le confe­renze e ancor meno le tavole rotonde.

E’ determinante progettare azioni che dimostrino che la vita può essere dife­sa, che la dignità della vita può esse­re mantenuta fi no all’ultimo respiro e per far ciò occorrono fondi, personale specializzato e nuove strutture per la formazione del personale sotto il profilo tecnico e morale.

Tutto ciò è sta­to messo in campo da ANT offrendo servizi altamente specifi ci a domici­lio, completamente gratuiti, metten­do a disposizione strutture formative adeguate e non abbandonando mai i Sofferenti e le loro Famiglie, né da un punto di vista sanitario né sociale. Alla fi ne, dulcis in fundo, anche l’eco­nomia ci ha stretto la mano!

Foglio aperto è il periodico del Comune di Argelato. Gli articoli del giornale sono digitalizzati manualmente.

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Ultimi Commenti a Foglio Aperto

max il 29/10/2011 alle 21:36
Bel pezzo di storia. Grazie di avercelo raccontato Romano!
max il 05/10/2011 alle 14:11
Mi fanno notare che: la frase 'nulla si crea,nulla si distrugge , tutto si trasforma' è uno degli...
Tiziana il 26/07/2011 alle 18:31
...un giorno lontano ma...arriverà.
Salvatore il 22/07/2011 alle 22:54
Bentornata carissima Sig.ra Consigliera Bini!!! Le voglio ancora ricordare che Lei deve ancora...
Cristian il 22/07/2011 alle 20:50
Immagino ti riferisci alla delibera n°31 del 29/6. Non l'avevo letta, l'ho fatto ora. Sì, sì,...
Barbara Bini il 22/07/2011 alle 12:58
Tho, vecchio mio! In realtà se hai seguito l'ultimo consiglio comunale qualche soldino per...
Cristian il 21/07/2011 alle 21:16
Toh chi si rivede. Leggendo questo verbale che racconta anche a coloro che non hanno partecipato...

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