ICI SUI TERRENI AGRICOLI
L’assessore al bilancio G. Caparrini sul N. 4 di Foglio Aperto scrive: “Le opposizioni hanno presentato due interpellanze aventi come oggetto l’applicazione dell’ICI su terreni agricoli fabbricabili.[…] il comune non può esimersi dall’applicare l’imposta su terreni indicati come edificabili nel PSC..[…]
I proprietari dei terreni in base al vecchio strumento urbanistico (PRG) percepivano l’ICI come un’imposta giusta perché avevano la certezza, che in un determinato periodo, sui loro terreni si sarebbe costruito. Viceversa, essi percepiscono come ingiusto, essere tenuti al pagamento dell’ICI, su aree inserite come edificabili nel PSC, senza sapere quando sarà possibile iniziare i lavori di costruzione. Al momento dell’identificazione delle aree edificabili per il PSC, il comune ne ha dato comunicazione ai proprietari. Nessun proprietario ha risposto rifiutando tale inserimento. Evidentemente erano d’accordo e pensavano che il valore del terreno sarebbe aumentato nel tempo. […] Su alcune aree edificabili l’amministrazione conta molto per il futuro sviluppo del paese, […] vi sono aree marginali di minor importanza che possono essere depennate dal PSC.
L’amministrazione, dietro domanda del proprietario e salvo l’interesse della comunità si impegna a toglierle dal PSC in occasione della prossima variante. […]” Credo sia doveroso chiarire alcuni punti.
1) Nel suo articolo sono ricorrenti gli aggettivi “fabbricabile” ed “edificabile”. Non è corretto e non è giusto usare tali aggettivi, perché nel PSC le aree a cui lei fa riferimento non vengono nominate in questo modo, bensì con dei termini tipo: “Ambito di potenziale localizzazione di nuovi insediamenti urbani” o “Poli funzionali di previsione”. Come vede sono termini molto prudenti, dove non c’è nulla di certo. Se un comune è obbligato a fare pagare l’ICI su questi terreni,.. perché anziché fare pagare un’ICI pari a 10 volte l’ICI che veniva pagata in precedenza, non si limita a fare pagare un’ICI doppia? Come fanno ad esempio molti nostri comuni limitrofi.
2) E’ vero che al momento dell’identificazione delle aree, il comune ha inviato una lettera ai proprietari, ma nella lettera non c’era scritto cosa avrebbe deliberato l’amministrazione comunale due anni dopo. Nessuno poteva immaginare che il Comune di Argelato avesse poi incaricato una persona (non abilitata e non iscritta ad un albo professionale) per redigere una stima del valore delle aree. Valori che oggi si sono dimostrati eccessivamente alti e non attendibili perché, visti i valori ICI che ne sono scaturiti, tali terreni risultano essere non più vendibili. Chi compera un terreno su cui gravano delle ICI che vanno dai 5.000 euro ai 50.000 euro l’anno, per un numero indefinito di anni?
3) Lei asserisce che l’amministrazione si impegna a togliere dal PSC le aree dei cittadini che ne faranno richiesta, in occasione della prossima variante al PSC, solo nei casi in cui non siano aree ritenute di importanza per il futuro sviluppo del paese. Avremmo, così, una pianificazione a macchia di leopardo, che va contro tutte le leggi in materia di urbanistica emanate dalla Regione Emilia Romagna.
Mi chiedo soltanto, se gli urbanisti del comune di Argelato sono d’accordo con lei, e se ritengono che una variante al PSC così fatta possa essere approvata dalla Provincia.
Credo che sia lei, che il sindaco Tolomelli sappiate bene che non è eticamente giusto e corretto pretendere delle cifre ICI tanto alte per terreni che forse non saranno mai edificabili. Allora, perché ostinarsi a chiedere dieci quando basterebbe chiedere due.
Si eviterebbe tutto quel contenzioso tra i cittadini e l’amministrazione comunale, a cui stiamo assistendo in questo periodo.
24 dicembre 2011
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