Il coraggio di essere “Mimma”
Guardando le fotografi e pubblicate sul sito del museo della Certosa (http://certosa.cineteca.it), alla voce Irma Bandiera, s’incontrano immagini ormai sbiadite, ricordi di una vita ingialliti.
Irma è spesso ritratta con le sue amiche, o sola con i suoi cani, mentre sembra di poter sentire ancora bisbigliare le loro risate: esisteva una vita, un mondo intero, oltre la guerra, dove ci si sentiva giovani comunque, nonostante le privazioni e la paura.
Irma proveniva da una famiglia benestante e in fotografi a sorrideva sempre: non poteva neppure immaginare che un giorno sarebbe diventata un’eroina nazionale, Medaglia d’Oro al Valor Militare, dopo aver dimostrato una straordinaria, eroica, forza d’animo che le impedì di condannare alla sua stessa sorte i compagni di lotta. Aveva scelto liberamente di essere una staffetta della 7° G.A.P. G. Garibaldi, di essere insomma Mimma. Quando venne arrestata nella borgata di S. Giobbe, il 7 Agosto 1944, certamente si era accorta che, nell’improvvisato carcere di San Giorgio di Piano in cui era stata rinchiusa, la piantonavano in continuazione: i fascisti, evidentemente, speravano di ottenere molte informazioni. Chissà quante ore avrà rifl ettuto Mimma, da sola, durante quella notte, prima che decidessero di portarla da San Giorgio a Bologna.
Il 9 Agosto la sua stessa brigata liberò i detenuti di San Giovanni in Monte, ma di Mimma nessuna traccia.
Nessuno sa esattamente cosa sia stato di lei fi no al 14 Agosto, quando qualcuno, incredulo, si rese conto che il suo corpo era stato esposto in una pubblica strada non lontana dalla sua stessa casa: martoriato, accecato, del quale nessuno aveva avuto nemmeno la pietà riservata ad un corpo femminile.
Mimma era morta così, sola e senza occhi, ma con tutto il coraggio che aveva in corpo: non aveva rivelato nulla a nessuno.
Non può essere stato solo un politicizzato ideale di democrazia e liberazione dalla dittatura a sorreggere Mimma in quella irreversibile scelta: credo che più di ogni altra cosa, ciò che possa spingere ad un gesto di tale coraggio, sia l’immenso rispetto per la vita altrui e per la propria, dove non c’è posto per il tradimento, ma solo immenso desiderio di fare qualcosa, con i propri giovani anni, che permetta ad una società civile di reagire, di mantenere sempre saldi e mai scontati valori come quello della libertà, dell’uguaglianza e della tolleranza.
Credo che Mimma questo debba aver avuto nel cuore, così come sapeva che se avesse parlato forse sarebbe tornata a casa: una casa, però, in un paese dove la libertà era una bugia, la violenza lo strumento del governo. Guardare queste fotografi e, immagini di vita e non di morte, ricorda quanto sangue è costata questa Repubblica, e che un valore è vero solo se lo vivi ogni giorno, facendolo tuo. Grazie, Mimma.
29 aprile 2010
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