Il pianeta del silenzio
Il fotografo Massimo Stefani ha allestito una mostra tematica dal titolo “Il Pianeta del Silenzio” nella Sala Trenti di San Giorgio di Piano fino al 29 marzo scorso. La mostra ha raccolto circa quaranta fotografie dedicate a testimonianze del passato rimaste abbandonate nel nostro territorio di provincia e nelle nostre campagne: una casa, un vecchio acquedotto o una strada che conduce in un posto sconosciuto. Poi ancora oggetti (passeggini, materassi) abbandonati al di fuori del loro normale contesto contenitivo, come in un quadro di De Chirico.
Il messaggio della mostra è una denuncia, non accusatoria ma malinconica e nostalgica, di ciò che del passato stiamo lasciando andare alla rovina o di ciò che di esso svanisce con il rinnovo
delle ristrutturazioni o coi restauri. L’obiettivo della macchina fotografica di Stefani ha avuto lo scopo di fermare il tempo, dandoci la possibilità di vedere e ricordare come erano le cose prima e soprattutto perché con il passare di mesi o giorni quello stesso soggetto non sarà più lo stesso.
Alcune immagini ci parlano della vita che si conduceva anni fa e di luoghi abbandonati, come la casa dalla porta spalancata di via Ponte Assa, dove l’uscio è stato lasciato aperto come se qualcuno se ne fosse andato all’improvviso lasciandola incustodita.
Massimo Stefani mi illustra il suo pensiero. Egli ha colto l’ispirazione quando essa è arrivata nel momento più opportuno. La scelta del bianco e nero è stata determinante nelle caratteristiche di questi scatti, poiché nulla come questa tecnica riesce ad enfatizzare e descrivere con la stessa efficacia la nostalgia di un ricordo del passato. Mi dice anche che il momento migliore nel quale fotografare è il brutto tempo poiché la carica cro
matica e tonale dei colori raggiunge il massimo risultato. Lo dimostrano foto come le rovine in via Canaletta, dove il cielo plumbeo crea sfumature cromatiche fortemente comunicative e nella quale l’inquadratura dal basso ha voluto enfatizzare il messaggio di una struttura che si slancia verso il cielo, come a gridare che vuole rimanere in piedi.
La mostra mette a confronto altri due scatti più che emblematici dell’essere umano: la vita e la morte. La prima, rappresentata da un campo di grano dopo una notte di tempesta, con le spighe piegate in diverse direzioni che sembrano un mare o delle aringhe che si muovono nelle profondità delle sue acque. La seconda è l’immagine rappresentativa della mostra, la croce con il sudario ed il vetro rotto. La croce, quale simbolo rappresetativo della nostra religione ed il sudario “celebrativo” di chi non c’è più; il vetro rotto, invece, a rappresentare i sogni infranti di una vita ormai finita. “Ognuna di queste immagini” mi dice Stefani
“rappresenta l’uomo..anche se l’uomo non è ritratto.”
In effetti, tutto quello che è immortalato in queste fotografie è qualcosa che fa parte di noi. Ci auguriamo che queste immagini possano rimanere una testimonianza a racconto del vissuto e delle tradizioni che nella società moderna spesso si dimenticano.
Link all’articolo su Genzianatraifiori.it: Massimo Stefani – Il pianeta del silenzio – mostra fotografica
09 dicembre 2009
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