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Le mondine e i canti della risaia

di: Miria Cervi Dealma Roncarati
Le mondine e i canti della risaia

mondine e i canti della risaia Il 25 Aprile, presso il centro sociale Villa Beatrice, le mondine di Bentivoglio hanno cantato i vecchi canti della risaia. La signora Renata ha parlato delle battaglie delle mondine e attraverso le canzoni di tutto il gruppo è stato intrattenuto un folto pubblico, di diverse generazioni. La vice presidente del centro sociale, Dealma Roncarati, racconta:

C’è stato un momento che mi sono emozionata, sì perché sono stata mondina anchio. Ho iniziato ad andare in risaia che avevo 13 anni. A mia mamma avevano detto che cera posto o in Pie­monte o a Saletto di Bentivoglio. Mia madre pensò che era me­glio che rimanessi qui vicino, almeno andavo a casa a dormire. Mi svegliavo alle 5, poi si partiva in bicicletta e alle 6 eravamo già nellacqua. Cerano le sanguisughe che si attaccavano alle dita, e cerano le bisce che ti scivolavano tra le mani mentre raccoglievi lerba: al giavon. Dovevi stare attenta a non scambiare il gia-von con il riso, se no sentivi il caporale! Io cercavo di stare vicino alle anziane per imparare: lerba aveva una riga rossa invece il riso era giallino.

Capisci, dieci ore in gobboni con le gambe piantate nella melma, e non potevi alzarti su. Era una bella fatica! Poi, con uno sciopero di 3 giorni siamo riuscite ad ottenere le 8 ore di lavoro; le donne di San Giorgio hanno preso tante botte dalla celere. Noi eravamo sugli argini e ci rifutavamo di scendere nellacqua. Mandarono anche delle crumire, le mondine da Bondeno. Hanno fatto fno a mezzogiorno, poi hanno smesso, perché avevano paura di pren­derle.

Il giorno dopo venne un camion di prostitute da Bologna, erano tutte eleganti e con il rossetto, ma andarono via subito. Io avevo la bicicletta e a volte davo un passaggio a qualcuna che era a piedi. Si metteva un asse di traverso e su via! Quando eri là cercavi di mettere la bicicletta allombra, ma dovera lombra? Si giravano tutte le biciclette con le ruote per aria, perché co­sì le gomme sentivano di meno il calore del terreno. In fondo allacqua cera una certa vivacità, un certo spirito combattente. Il cantare toglieva via la fatica, e il caporale non diceva niente, basta che non togliessi il riso al posto del giavon! Avevo la voce anchio, poi lho persa con un esaurimento fsico e mi è rimasta questa voce. Ma io prima cantavo anche lopera! Le canzoni che si cantavano in risaia, oggi interessano ancora, nonostante siano passati 70-75 anni. A chi ha vissuto quella vita fa piacere ricordare cosa è stato fatto e tutti i sacrifci del passa-toperché i ricordi ti danno la forza per poter andare avanti. Ai giovani, queste canzoni aiutano a capire.

Miria Cervi
Dealma Roncarati

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Salvatore il 23/03/2012 alle 10:37
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Avevi dei dubbi che nessuno rispondesse???ma esiste un pò di coerenza e un pò di dignità?o tutti...
Salvatore il 19/03/2012 alle 15:58
Forse max il mio non sarà buonsenso ma di sicuro non è ipocrisia e falsità...anzi è schiettezza e...

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