Le variabili politiche risolveranno i problemi del paese?
Perplessità sui nuovi schieramenti concentrati più su se stessi che sui cittadini.a cura del Circolo Argelato-Funo
Leggendo i quotidiani o ascoltando i tele-giornali si intuisce chiaramente che il nuovo tormentone estate-autunno 2007 è la nascita di nuovi partiti politici. Il dibattito politico attuale è incentrato quasi esclusivamente sulla nascita delle nuove formazioni politiche che si affronteranno nel dopo-Prodi: nel centro-sinistra con il "Partito Democratico", come nel centro-destra con la new entry del "Partito delle Libertà" e a sinistra con la "cosa rossa". Sembrerebbe invece momentaneamente accantonato il tentativo di ricostruire il "grande centro". Nella quasi totalità dei casi le scelte dei leader/gruppi dirigenti (sempre tra i soliti che occupano la scena politica incondizionatamente da oltre vent’anni a questa parte), e la ricerca di consensi nel mondo politico/finanziario e dello spettacolo, prevalgono sui contenuti fondanti dei nuovi soggetti politici e sulla ricerca di una linea politica condivisa dalla base militante/elettorale. L’assetto di questi nuovi schieramenti dipende anche dalla futura legge elettorale. Perché se passasse il referendum, e quella logica ipermaggioritaria che è sottesa al quesito, sarebbe super premiata la formazione che otterrà più voti. Altra possibilità è quella che viene definita una riforma proporzionale alla tedesca, che garantirebbe comunque una scelta fra due schieramenti, ma consentirebbe anche una articolazione di posizioni con uno sbarramento al 5%. In questo caso essere il partito di maggioranza relativa diventerebbe importantissimo perché, sarebbe a quel partito che il Capo dello Stato conferirebbe l’incarico di costituire il nuovo Governo. La rincorsa a formare partitoni "di governo" e sempre per la nobile causa della "governabilità", quindi, tende a prevalere sulla linea politica degli stessi. Insomma, alla dilagante crisi della politica (quasi ogni giorno scoppia uno scandalo che porta a galla il marciume esistente) si risponde con una operazione di facciata (lifting, tanto per usare un termine in voga) che tende a nascondere o a deviare l’attenzione sui veri e troppi problemi che affliggono ancora l’Italia del XXI secolo. Ai cittadini interesserebbe più che venissero trovati modi per arginare l’inefficienza e la corruzione negli Enti Pubblici, per risolvere il problema del precariato nel mondo del lavoro, per combattere il carovita, per garantire a tutti gli stessi diritti sociali e per eliminare i privilegi di pochi a discapito della collettività, anziché essere di continuo martellati con le rincorse ai posti di potere. Per questo crediamo che la vera sfida per la politica oggi, sia quella di riportare tra le sue priorità i bisogni dei cittadini e non solo dei suoi esponenti nelle istituzioni.
29 novembre 2007
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