Orme di colori
Un ragazzo venuto da un luogo lontano, da un’altra cultura, trasferisce sulla tela la malinconia per la sua terra e le sue origini, mescolandole alle nostre in un’esplosione di simboli e colori che lasciano un’impronta indelebile di percezione e sentimenti. Si tratta della mostra di Halloumi Adbessamad “Orme di colori”, in mostra nella sede del Municipio di Argelato (BO). Osservo le sue opere ed è come trovarsi in un complesso scenario fatto di culture amalgamate, come se il passaggio nel nostro mondo occidentale lo avesse profondamente colpito condizionando fortemente la sua arte. Le opere di Halloumi Abdessamad, esposte presso il Comune di Argelato fino al 10 maggio scorso, rappresentano il viaggio introspettivo dell’artista in corrispondenza di quello vero e proprio che egli ha fatto per arrivare qui, vivere le nostre tradizioni ed i nostri usi. Attraverso un determinato utilizzo dei colori e di materiali di recupero, egli crea un mondo dove dimorano paure, sensazioni, ma anche ricordi e speranze. Un ambiente in cui l’immagine dell’uomo è frammentata tra squarci cromatici che accentuano espressioni spaventate oppure “ghignanti”, ricordi d’infanzia e collage di culture diverse. E’ proprio il caso di opere come “l‘Omino arrabbiato“, nella quale diverse figure si intersecano tra i ricordi di un’infanzia quasi ironica, l’immagine di un corpo femminile e la realtà dell’età adulta in questa società, fatta di continue difficoltà. Forte è il desiderio di integrazione che traspare dalla sua pennellata, ma con chiari riferimenti all’importanza che dentro l’anima porta della madre terra, rappresentata come una donna africana, un corpo nudo senza volto presente in quasi tutte le sue opere in un contrasto fra vita passata e simboli di quella attuale, vissuta nel continuo ricordo delle proprie origini e nella paura di perderle. “Dima Fil Rouge“ è una delle opere che meglio esprime quest’ultimo concetto, soprattutto nell’uso dei colori, colati come a rappresentare i ricordi offuscati di quelle immagini che si trovano dietro la tinta, quasi in trasparenza, mondi ormai lontani. E poi ancora uomini che fluttuano nell’atmosfera e che un attimo dopo sembrano cadere, come nel quadro “Voli pindarici”.
Come in tutte le esperienze della vita, anche questo insieme di opere rappresenta a mio parere un passaggio: quello che un uomo compie arrivando da un paese diverso dal nostro per tradizioni e costumi e che si sente per un momento, più o meno lungo, confuso ed un po’ in bilico tra la comprensione di nuove usanze e il ricordo della vita precedente. Ho buone ragioni per pensare che questo artista, nella vita come nell’arte, potrà vedere evolvere presto il suo mondo interiore modificando così anche il suo linguaggio espressivo. Il cambiamento, insomma, è già nell’aria..o
meglio, sulla tela!
Genziana Ricci
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Salve, sono Genziana Ricci, l'autrice dell'articolo. Mi accorgo solo ora della pubblicazione dell'articolo anche qui, oltre che su Foglio Aperto. Sarei molto lieta se alla fine dell'articolo venisse indicato il mio nome quale autrice.
Grazie in anticipo.
Genziana