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Quando ad Argelato c’era il mulino

Occupava stabilmente tre dipendenti fno al 1975, quando cessò l’attività
Quando ad Argelato c’era il mulino

Se andiamo con la memoria alla prima metà del secolo scorso, ricordiamo che ogni paese aveva il mulino. In quel periodo il pane si faceva in casa una volta la settimana. Ogni famiglia in estate fa­ceva la provvista di grano. Gli agricoltori lo producevano e teneva­no il necessario, mentre i braccianti e gli artigiani lo compravano al tempo di produzione, perché il prezzo era inferiore. Il mulino di Argelato si trovava in Via Centese (ora ai numeri civici dal 20 al 26), a due piani. Al piano primo c’era l’abitazione del mugnaio e al piano terra erano presenti due coppie di macine (“mole”), una per il grano e la farina bianca e l’altra per la polenta, soprattutto per alimentare i maiali, che quasi tutti tenevano. Le mole orizzontali erano di roccia, dura per il frumento e legger­mente più tenera per gli altri cereali. Misuravano circa m 1,25 di diametro e 40 cm di spessore. La sottostante mola “dormien­te” era ferma, la superiore, “girante”, era azionata da un motore elettrico. Apposite scanalature incrociate rompevano i grani e il resto della mola ruvida lo riduceva in farina che, grazie alla forza centrifuga, usciva attorno. Il grano, situato in apposita tramoggia sovrastante, entrava dal foro centrale della girante. Apposito cam­panello avvertiva l’esaurirsi del grano e il mugnaio o riempiva la tramoggia o fermava l’impianto. Ogni coppia macinava circa due quintali ogni ora. La farina usciva con la crusca, che si toglieva col setaccio a mano in ogni famiglia. La crusca serviva per alimentare il maiale.

Gli agricoltori portavano alcuni quintali col carro trainato dai buoi, mentre i braccianti portavano mezzo quintale con la carriola. Da­vanti al mulino c’era una tettoia di lamiera per riparare dalla piog­gia i carri e le persone in attesa, perché si macinava in ordine di arrivo (da qui il proverbio: “chi primo arriva al mulino, macina”). La casa, ora ristrutturata e allargata coi numeri civici 18 e 28, con­serva ancora la tettoia, ma di cemento armato. Nel 1938 avvenne il “grande salto”: i mugnai Mario e Giovanni Venturelli costruirono, dietro il primo, un più moderno mulino. Era un palazzo di tre piani (ora in Via XXV Aprile n. 39, con cilindri, laminatoi, setacci, filtri e canalizzazioni.Mulino di argelato

Produceva farina normale, farina “O” (zero), crusca, cruschello e semolino per circa 5 quintali ogni ora.

Durante la guerra 1940/1945 il mulino locale fu molto utile. La razione di pane era molto scarsa. Conoscendo gli agricoltori, si riusciva a trovare grano, poi nascostamente, di notte, si portava al mulino e si ritirava la notte successiva. I mugnai, con grave rischio, svolsero il servizio per tutti a prezzo normale, senza sfruttare la situazione.

Dopo la guerra, col progresso economico, si cominciò a compra­re il pane giornalmente. Il mulino vecchio lavorava il granoturco, quello nuovo lavorava per i fornai.

Nel 1959, dopo una breve affittanza ad un certo signor Bellato, i Venturelli vendettero tutto e si trasferirono a Bologna: Il muli­no vecchio venne acquistato dalla Ditta Veronesi e trasformato in negozi e in abitazione. Quello nuovo venne comprato dai fratelli Emo e Antonio Venturoli e continuò il lavoro ampliando il com­mercio coi fornai di Bologna e delle zone limitrofe. Occupava sta­bilmente tre dipendenti fino al 1975, quando cessò l’attività. Il palazzo fu demolito e nell’area sono state costruite abitazioni.

Romano Guizzardi

Foglio aperto è il periodico del Comune di Argelato. Gli articoli del giornale sono digitalizzati manualmente.

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Ultimi Commenti a Foglio Aperto

max il 29/10/2011 alle 21:36
Bel pezzo di storia. Grazie di avercelo raccontato Romano!
max il 05/10/2011 alle 14:11
Mi fanno notare che: la frase 'nulla si crea,nulla si distrugge , tutto si trasforma' è uno degli...
Tiziana il 26/07/2011 alle 18:31
...un giorno lontano ma...arriverà.
Salvatore il 22/07/2011 alle 22:54
Bentornata carissima Sig.ra Consigliera Bini!!! Le voglio ancora ricordare che Lei deve ancora...
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Barbara Bini il 22/07/2011 alle 12:58
Tho, vecchio mio! In realtà se hai seguito l'ultimo consiglio comunale qualche soldino per...
Cristian il 21/07/2011 alle 21:16
Toh chi si rivede. Leggendo questo verbale che racconta anche a coloro che non hanno partecipato...

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