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Quando ad Argelato c'era l'oleificio

Negli anni 1943, 1944 e 1945, a causa della guerra, vennero a mancare molte cose.

I bombardamenti avevano distrutto fabbriche, ferrovie e strade. Uno dei prodotti introvabili era l’olio di oliva o di semi. A quel tempo, ad Argelato e dintorni, si produceva molta uva che serviva a fornire il vino localmente e a Bologna. La birra e le bibite erano pressoché sconosciuta. Ogni famiglia possedeva la cantina con l’attrezzatura per vinifcare. Si acquistava l’uva dai produttori, poi, ottenuto il vino, le vinacce andavano disperse o usate nei terreni quale concime.

Ad Argelato, i fratelli Mario e Giovanni Venturelli, che gestivano il mulino, ebbero l’iniziativa di costruire un oleifcio da semi con raffneria e distilleria per sfruttare le vinacce. Cominciarono all’inizio del 1945 con due presse idrauliche ver­ticali. Il progetto era per 4 presse, ma la Breda non riusciva ad evadere le richieste e consegnò le altre 2 all’inizio del 1948 e non furono usate.

Erano sistemate in un magazzino del mulino (ora Via XXV aprile n. 5 e 5/2). I vinaccioli venivano frantumati con macina a cilindri, poi con la molazza ridotti a farina e quindi a caldo pressati a 400 atmosfere. Usciva l’olio grezzo e lo scarto in pannelli era venduto come ottimo combustibile.

Oltre ai vinaccioli locali e ai molti acquistati da altre zone, si lavo­ravano anche semi di girasole, di arachidi e ravizzone, ma in scar­sa quantità. L’olio grezzo passava poi alla raffneria (ora abitazioni ai n. 7, 9 e 11 della stessa Via).

Oleificio

La raffnazione consisteva nel togliere acidità, colore se troppo scuro e specialmente l’odore sgradevole. Quando si raffnava l’olio, erano presenti due Guardie di Finanza per controllare la produzione in quanto esisteva un’imposta. Nello stesso tempo, venne costruito un capannone (ora c’è il pa­lazzo nella stessa via XXV aprile al n. 6) con un locale per la distil­leria e grandi vasche per la riserva delle vinacce di cui la maggior parte veniva acquistata da altre zone.

Anche per l’alcool prodotto si pagava l’imposta di fabbricazione, per cui entrava un contenitore situato in un locale sigillato. La Finanza arrivava il giorno in cui veniva aperto e segnava i quintali prodotti.

Le vinacce esauste venivano pressate in un grosso torchio e si otteneva un combustibile povero.

Per il funzionamento della distilleria e raffneria occorreva molto vapore che veniva prodotto da una locomobile alimentata a ca­napuli e legna.

Torchio da olio

Tutti questi impianti erano stati costruiti in fretta e in modo arti­gianale, occupavano stabilmente otto persone e producevano al giorno circa 5 quintali di olio e 1 quintale di alcool a 75°. Finchè il prezzo del prodotto era alto, l’azienda si reggeva bene, ma quando cominciarono la produzione i grossi impianti indu­striali, i prezzi subirono un crollo e la produzione nostra non era più competitiva.

Nell’aprile del 1948 l’azienda cessa, i macchinari vengono venduti e gli stabili nel tempo sono diventati nuove abitazioni.

Romano Guizzardi

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Ultimi Commenti a Foglio Aperto

Tiziana il 23/03/2012 alle 21:30
Ho parlato ancora di rifiuti perchè nominata,ma non ho una idea personale politica locale basata...
Salvatore il 23/03/2012 alle 10:37
Le telecamere dovevano essere posizionate da subito e magari con la spina attaccata alla corrente...
Tiziana il 22/03/2012 alle 22:19
1)Le telecamere erano una delle tante stupide idee di Seidenari,quello che mi ha battuta dando così...
Salvatore il 21/03/2012 alle 22:16
Coloro che si erigono a paladini dell'ecologia, addirittura formando un comitato PPP per sostenere...
Tiziana il 21/03/2012 alle 21:48
oddio mi ha nominata! che bello,come ai vecchi tempi! grazie salvatore*** ma il problema è che non...
Salvatore il 21/03/2012 alle 13:39
Avevi dei dubbi che nessuno rispondesse???ma esiste un pò di coerenza e un pò di dignità?o tutti...
Salvatore il 19/03/2012 alle 15:58
Forse max il mio non sarà buonsenso ma di sicuro non è ipocrisia e falsità...anzi è schiettezza e...

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