Ricordando un amico
Il dottor Dino Cipollani, ex dirigente dell’Unità Sanitaria regionale e prima ancora responsabile della Cassa Soccorso ATC (ex ATM), socio del nostro Centro Sociale, è scomparso lasciando un incolmabile vuoto. Lo ricordiamo come una persona di elevata statura morale, che sapeva coniugare il concetto di giustizia e di democrazia trasferendolo in modo naturale ai bambini delle nostre scuole.Insostituibile personalità di un’epoca che fattivamente ha contribuito alla Democrazia e alla Libertà nel nostro Paese, in termini personali pagò con il carcere la difesa dei suoi ideali di uomo libero, da sempre appartenente all’ANPI, punto di riferimento fino agli ultimi istanti della sua vita.Nell’ultimo saluto del 23 aprile di quest’anno, attraverso una telefonata carica di emozioni, non potendo assolvere all’invito del nostro Centro, si scusava per la sua assenza in occasione dell’imminente Festa della Liberazione, quest’anno collegata ai festeggiamenti per venti anni della sua fondazione. Giunga ai familiari il nostro più profondo cordoglio.
Idalgo MandrioliPresidente del Centro Sociale Funo
La scomparsa del partigiano “Marco”
Lo scorso 12 maggio ha scandito la dipartita di Dino Cipollani, comandante partigiano attivo nella pianura bolognese. Nato a Funo il 6 maggio 1924 e proveniente da una famiglia nota per i suoi sentimenti antifascisti, si dedicò appassionatamente alla politica fin dalla gioventù. Fu tra i più attivi promotori della lotta di Liberazione sia a Funo (dove organizzò una base partigiana che aveva tra i collaboratori Irma Bandiera, medaglia d’oro della Resistenza) sia in vari altri territori del bolognese. Comandante del Comitato di zona di vari comuni (da Castenaso a Molinella), ebbe importanti incarichi partigiani. Incarcerato dai fascisti nel 1944 e nel 1945, partecipò attivamente ai combattimenti insurrezionali dell’aprile 1945. Ricordiamo il “Comandante Marco” attraverso uno stralcio del discorso ufficiale tenuto da Luigi Crescimbeni in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia nel corso della cerimonia funebre tenutasi al cimitero di Funo il pomeriggio del 15 maggio.
Gian Paolo Borghi
Stralcio del discorso di Luigi Crescimbeni
Dino era un amico, un compagno, uno dei tanti figli di questa pianura bolognese, democratica e antifascista, che tanto ha lottato per liberare il Paese dalla dittatura fascista e dall’occupante nazista. Ed ancora finì nel dopoguerra per fare dell’Italia una vera democrazia, ove fossero garantiti la libertà, la pace, il progresso civile e la giustizia sociale. Dino, figlio di un dirigente socialista che mai si era piegato al fascismo, in questa lotta si era impegnato ed aveva pagato col carcere nel gennaio 1944, poi nel febbraio 1945; in quest’ultimo frangente si era salvato perché era fuggito dal camion tedesco che lo trasportava, colpito dalle mitragliate di un aereo alleato. Concluse la lotta di Liberazione a Bentivoglio dove, in qualità di Capitano, fece parte delle formazioni colà attive, come peraltro aveva analogamente fatto in altri territori della nostra pianura.Nel dopo Liberazione fu coinvolto e incarcerato per fatti di guerra; dopo alcuni anni di carcere fu processato e scarcerato ed anche in quell’occasione seppe dare dimostrazione di dignità e di alte qualità morali e politiche. Tale suo spessore seppe conservarlo autorevolmente anche negli anni successivi dimostrandolo ampiamente nel rapporto con la gente e con le istituzioni. A tale proposito, è sufficiente leggere le sue testimonianze nel bel libro, curato da Luigi Arbizzani, “Pietroburgo nella pianura bolognese”. L’ultima volta che mi sono incontrato con Lui è stato a Funo, al Centro Sociale dove, con due amici locali, si era recato a consegnare una sua testimonianza all’Assessore Gian Paolo Borghi. Tale testimonianza scritta era stata a Lui richiesta dai compagni e amici di Castel Maggiore e riguardava specificamente i rapporti tra Funo e Castel Maggiore nella Resistenza. Facemmo poi la reciproca promessa di incontrarci nuovamente e di pranzare in amicizia, ma purtroppo il destino non lo ha voluto consentire…Gli ideali che lo avevano portato alla Resistenza e alle lotte antifasciste lo guidarono anche nelle sue scelte professionali: era un medico capace e vicino ai bisogni della gente.Ci eravamo incrociati nella Resistenza e ci ritrovammo nel lavoro, io come dipendente INAM, lui come medico, nella sede bolognese di Via Tiarini: aveva scelto la medicina pubblica e non quella privata. Nelle sue diverse attività divenne un prezioso riferimento tecnico e politico per l’attuazione e la costituzione del nuovo servizio sanitario bolognese nato dalla Legge di riforma del 1980.(…) Ad un mio messaggio telefonico per le ultime feste natalizie, come eravamo soliti fare per uno scambio non solo di saluti ma anche per considerazioni di ordine politico (era la fase in cui una proposta di legge tendeva a parificare i partigiani alle brigate nere…), fece seguito una Sua telefonata con la quale mi comunicava i pesanti postumi di una influenza, che lo rendevano dubbioso di una ripresa. Da quel periodo appresi il suo costante regresso che, con la sua solita franchezza, mi comunicò Egli stesso fino a pochi giorni dalla Sua scomparsa con una voce sempre più flebile…Poi la notizia del Suo decesso…Caro Dino, noi siamo qui per renderTi omaggio, per ringraziarTi e vogliamo sperare che il Tuo esempio possa essere di guida a tanti. A nome dell’ANPI e degli antifascisti tutti, Ti salutiamo e porgiamo le nostre sincere condoglianze alle figlie e ai parenti tutti.
07 ottobre 2009
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