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Furto moto? Il danno e la beffa

Avv. Paolo Garagnani

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Operare nel campo del diritto dovrebbe sviluppare una maggiore attenzione ad aspetti delle umane vicende che, visti con l’occhio del cittadino non avvezzo all’importanza delle forme rituali in alcuni casi, potrebbero apparire incomprensibili.

Le esigenze di certezza, di pubblicità, di tutela dei terzi, tanto per citarne alcune pescando nel mucchio, rendono invece necessarie procedure che, apparentemente sterili e fini a se stesse, garantiscono invece la protezione di interessi di carattere generale; interessi che oltrepassano le singole e specifiche posizioni private schierate in campo e che ne legittimano piccoli o grandi sacrifici.

A volte però si manifestano storture ed arbitrii che solo la burocrazia più cieca, ed il velo di polvere che stende sulle cose e sul loro senso, può generare.

In quei casi non ci sono esigenze superiori da invocare a giustificazione.

Allora il formalismo prende il sopravvento sulla sostanza e schiaccia la logica più concreta, semplice e diretta.

In quei casi il rito e la procedura diventano simulacri vuoti.

Prendete il caso che, malauguratamente, vi rubino lo scooter.

Smaltito lo stordimento e la sorpresa del non ritrovarlo dove lo avevate lasciato, fatta mente locale e realizzato che in effetti era proprio lì e che non vi state confondendo con il posto dove era parcheggiato il giorno prima, vi accertate se per caso è stato rimosso.

Ed è l’unica occasione in cui vi augurate che la vostra moto l’abbia a presa il carro attrezzi.

No, invece. Incassata la brutta notizia dalla Polizia Municipale, che non ne sa nulla, dovete rassegnarvi all’evidenza. E’ nelle mani dei ladri.

Apprezzando allora la vostra stessa lungimiranza, perché non avevate lasciato il libretto sulla moto, vi affrettate a sporgere denuncia.

E’ importante, in quanto libera da responsabilità per un uso improprio del mezzo, oramai non più sotto il vostro controllo.

Di seguito avvertite l’assicurazione (e anche in quel caso spero potrete apprezzare l’analoga lungimiranza che, nonostante le salatissime tariffe, vi ha consigliato a tempo debito di assicurare lo scooter anche contro il furto).

Pensate allora di avere pressoché finito il percorso guidato delle cose da fare, ma vi manca un’ultima incombenza, che vi lascerà un amaro sapore di beffa.

Dovete, infatti, ancora fare, presso gli uffici del P.R.A. la “annotazione di perdita di possesso”, la cui registrazione – recita il sito web dell’ACI che gestisce la procedura – “è indispensabile per sospendere, per i periodo successivi a quello in corso, l’obbligo di pagamento della tassa automobilistica (bollo)”.

Una cautela quindi, da esercitare prima che il bollo di quell’annata scada, volta a risparmiare i soldi di una tassa per una moto che non avete più.

Scoprirete allora che la procedura non è gratuita e che anzi, affidandovi ad una agenzia, costa 75,00 euro tra bolli e diritti.

Già questo farà salire, presumo, il vostro senso di irritazione. Pensare che la moto ve l’hanno rubata e che ora dovrete rimetterci altri soldi metterà a dura prova il vostro senso civico.

Ed il senso di irritazione poi non accennerà a diminuire quando allo sportello vi faranno presente, con riguardo sincero e cortese (e sia detto senza ironia) che - tutto sommato - vi conviene aspettare l’ultimo momento utile per dar corso a quell’annotazione.

Chiesta spiegazione del perché, curioso di conoscere le ragioni che fondano il consiglio, verrete a sapere che, se per sorte benevola, nel frattempo vi ritrovassero la moto, dovreste affrettarvi a richiedere al P.R.A., entro quaranta giorni dal lieto recupero, l’annotazione del “rientro in possesso”.

Gratuita? Certo che no! Anch’essa al costo – coerente con le premesse – di 75,00 euro.

Dubito, davvero dubito che a quel punto saprete trovare una valida ragione per una procedura così contorta, miope ed anche avida del vostro tempo e dei vostri denari.

Io, se non altro, non l’ho trovata, ora che mi hanno rubato lo scooter.

 
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