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Il ritorno dello strumento musicale perduto
La parrocchia di Argelato in festa per l’avvenuto restauro dell’organo.
di Romano Guizzardi
I sogni diventano realtà qualche volta. La signora Carolina Bisi ha sempre desiderato che l’organo della chiesa riprendesse a suonare come quando nella sua giovinezza faceva parte del coro parrocchiale. Per raggiungere tale scopo, ha lasciato erede dei risparmi suoi e del fratello Giuseppe, la parrocchia, con l’impegno di restaurare l’organo.
Il restauro è stato eseguito dalla ditta Corna di Bergamo, con il rispetto di tutte le norme relative.
Per celebrare l’avvenimento, sabato 22 settembre, dopo la benedizione di Monsignor Ottani e una breve storia dell’Assessore alla cultura Gian Paolo Borghi, si è tenuto un concerto da parte della corale Euridice di Bologna e dei maestri organari Andrea Macinanti e Franceso Tasini. Molti gli applausi tributati dal numeroso pubblico composto da Argelatesi e da molti dell’Associazione Organi Antichi.
Per informazioni sulla preziosità dell’organo, è stato pubblicato un libro a cura della parrocchia, del comune e di Emilbanca, che chiunque può ritirare.
Domenica 23 settembre è stata dedicata al culto la chiesa e l’altare. Ai tempi della costruzione della chiesa di Argelato (oltre 900 anni fa), si dedicavano al culto solo le chiese molto importanti. Nelle piccole chiese si consacrava solo l’altare. Ora, in occasione dei lavori per l’organo, si è reso necessario adeguare il presbiterio e l’altare secondo le norme del Concilio Vaticano Secondo. Approntati i lavori necessari, si è proceduto perciò a consacrare il nuovo altare e a dedicare al culto anche la chiesa. Alla cerimonia, molto suggestiva, hanno assistito, oltre alle autorità comunali, tanta gente con partecipazione spirituale e anche curiosità per cerimonie così rare.
La cerimonia è stata tenuta dall’Arcivescovo Card. Carlo Caffarra durante una solenne Santa messa celebrata con quattro sacerdoti. Ha benedetto l’acqua simbolo del Battesimo e di Penitenza e con essa ha asperso i presenti, l’altare e le pareti della chiesa.
E’ seguita l’unzione con il sacro Crisma dell’altare e delle quattro colonne che sostengono la chiesa. E’ stato acceso un fuoco sull’altare bruciando incenso e si sono accese le luci e le candele come simbolo della luce di Cristo che illumina il mondo. Durante l’omelia, l’arcivescovo ha sottolineato l’importanza di questa celebrazione ed ha esortato tutti a rimanere fedeli agli insegnamenti della dottrina cristiana.
Si è così concluso un cammino di due anni iniziato col nono centenario Matildico.


