Mettiamo tutti una mano sulla coscienza e pensiamo ai nostri figli
Partendo dai dati di fatto, siamo ormai tutti consapevoli (o dovremmo esserlo) del fatto che l’emergenza ambientale non è più futuribile, ma riguarda l’oggi.
Se da subito non cominciamo, tutti, a fare qualcosa, non potremo assicurare un futuro vivibile ai nostri figli e persone molto più competenti di noi, come il premio Nobel Al Gore, ne hanno fatto una ragione di vita.
In questo fare qualcosa ci sono molte componenti ed una riguarda sicuramente i rifiuti.
Rifiuti che ogni giorno accumuliamo in modo smisurato, anche se non sempre per colpa nostra.
Occorre sicuramente una politica che aiuti a risolvere il problema a monte, obbligando i produttori a ridurre i quantitativi di inutili ed ingombranti imballi che siamo ormai costretti a portarci a casa con qualsiasi acquisto.
Ma occorre anche operare tutti nel quotidiano per smaltire correttamente i rifiuti, in modo che siano riutilizzabili e quindi non vadano solo a riempire le discariche esistenti.
Queste ultime di questo passo si satureranno a ritmi velocissimi costringendoci a crearne sempre di nuove, alimentando il rischio della costruzione di inceneritori.
Inoltre il riciclo consente di depauperare meno le già esauste risorse ambientali, reimettendo in uso materie prime già prodotte.
Tutto scontato, vero?
Tutto assolutamente condivisibile?
Evidentemente non è così, visto invece cosa sta succedendo nel nostro comune.
La scorsa primavera abbiamo ricevuto tutti a casa un volantino che spiegava come il nostro territorio avrebbe iniziato una nuova raccolta differenziata dei rifiuti “porta a porta”.
Beh, quale cosa migliore che vedersi raccogliere la spazzatura sotto casa, non avere più i bagagliai pieni, e non vedere cataste di rifiuti intorno?
C’erano sicuramente molte domande dei cittadini a cui rispondere e molti dubbi da chiarire, ma non abbiamo avuto le risposte che cercavamo.
Il comune e la Geovest hanno ritenuto che bastasse dire “da domani si cambia” perché la gente ne fosse felice, alle prime riunioni pubbliche è risultato subito evidente che la cosa era stata affrontata con faciloneria.
Nessuno è stato in grado di rispondere a domande pressoché elementari, come quella di come affrontare il problema dei condomini e della massa di bidoni che avrebbero dovuto esporre o di come poteva una persona anziana trasportare da sola un bidone pieno da 120 litri, ecc….
Grave, terribile! Anche perché questo ha dato spazio ad una cosa ancora peggiore dal nostro punto di vista, ovvero al cosiddetto Comitato APA.
Un comitato di persone che ci riempie le cassette della posta di carta (riciclata? Dubitiamo!) indesiderata, tutte agitate, urlanti, che non vogliono bidoncini, ma oltre a dire no, non propongono nulla di concreto.
Il loro pensiero, che si evince da quanto scrivono, è: il problema non è mio, qualcuno trovi un’altra soluzione che non mi crei alcun disagio.
E’ vero che tutti questi bidoncini occupano spazio, ma è altrettanto vero che diversamente la gente (e la gente siamo tutti noi) non ricicla.
I dati attuali sono sconfortanti, ma tutti i fautori del “non è un mio problema” si dichiarano riciclatori superattivi. Se così fosse, forse non ci sarebbe stato bisogno di arrivare ai bidoncini.
Comunque se già dividono i rifiuti in casa, dello spazio ne occupano, quindi un bidone al posto di un cartone non cambia molto. Il riciclo, è un passo obbligato.
La cosa è ormai avviata non solo in molte regioni e comuni italiani, ma in buona parte del mondo, senza che nessuno ne sia morto.
Crediamo che l’unica cosa a questo punto sia che tutti si mettano una mano sulla coscienza: chi deve fare e dare risposte lo faccia, chi sbraita taccia un attimo e pensi alle conseguenze di quello che fa, e poi si cominci davvero, una volta per tutte a fare quello che deve essere fatto.
20 cittadini del comune di Argelato

