Foglio Aperto

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Nuove case a Funo? E’ una questione di chiarezza

La risposta del sindaco ad un articolo apparso sul numero precedente di Foglio aperto
Luigi Pasquali e Piero Vignali

E’ stato pubblicato nel precedente numero di Foglio Aperto un articolo del capogruppo dell’opposizione Marco Mazzanti dal titolo “Nuove case a Funo? Una proposta indecente”.
Non è costume rispondere agli articoli dell’opposizione, ma per dovere di trasparenza verso i cittadini, le accuse rivolte meritano di essere chiarite in quanto non rispondenti alla realtà. Nella pubblicazione ci sono delle considerazioni in merito al Piano Strutturale Comunale (PSC), evidentemente ricavate dal materiale in corso di elaborazione (visibile sul sito del comune), e da quanto emerso da alcuni incontri svolti con i tecnici del territorio.
Le profetiche conclusioni le riporto integralmente per non incorrere in errori:
(estratto dell’articolo “Nuove case a Funo? Una proposta indecente”)
…Ottiene così (il comune, n.d.r.) due risultati importanti:
- non deve assumere nessuno né comprare attrezzature edili;
- i privati costruttori (i soliti noti degli anni settanta che allora venivano chiamati “compagni costruttori”) possono speculare meglio e continuare a fare così lauti guadagni sul terreno che doveva essere di proprietà comunale…

Siamo tutti d’accordo che un’amministrazione comunale non può fare il costruttore edile, sono altre le competenze che ha ed il ruolo che svolge.
Il resto non corrisponde a realtà. Anzi vorrei rilevare che il PSC prevede, sulla base di un meccanismo di legge che si chiama “perequazione urbanistica” di ricavare le risorse necessarie per realizzare opere pubbliche, e strutture per rispondere ai fabbisogni sociali dei cittadini. Questo in base a meccanismi che avranno piena trasparenza e saranno valutati ed autorizzati dagli organismi competenti dell’amministrazione, sulla base di precisi programmi.
Non mi meraviglia che le opposizioni utilizzino argomenti palesemente infondati per sostenere tesi che mettano in difficoltà l’avversario.
Inoltre, mi chiedo per dovere di chiarezza soprattutto verso i cittadini, quali sono le eventuali fonti da cui provengono tali considerazioni. Sarebbe stato più opportuno chiedere ai tecnici e ai professionisti l’interpretazione corretta delle norme. Sono stati accusati ingiustamente di essere complici dell’amministrazione in tali manovre e per questo meriterebbero delle scuse. Sull’infondatezza delle considerazioni più strettamente tecniche credo sia utile far rispondere all’Architetto Piero Vignali, responsabile dell’Ufficio di Piano che sta predisponendo la normativa del PSC.

(estratto dell’articolo “Nuove case a Funo? Una proposta indecente”)
Ma la vera novità è che la legge prevede che metà del terreno inserito nel PSC, dovrà essere dai privati, “regalato” al comune che quindi, anch’esso, potrà fare il “palazzinaro”.

Vignali. Non è esatto. La l.r. 20/2000 che istituisce i PSC prevede il meccanismo della perequazione urbanistica all’art. 7 come previsto da numerose leggi regionali fra cui Lombardia e Veneto. In base a questa il comune deve prevedere un indice edificatorio a tutti i proprietari secondo criteri già fissati nel Documento Preliminare approvato con la Provincia, nonché richiedere gli standard relativi. Tale capacità edificatoria privata viene accorpata in una parte dell’area (la quota viene fissata in relazione al tipo di insediamento).
Sull’area che viene ceduta al comune, già depurata dell’indice, il comune mette una propria capacità edificatoria che viene definita dal PSC e/o dal POC (piano operativo comunale). Questa capacità edificatoria può essere utilizzata direttamente (se il comune ha come obiettivo ad esempio fare delle case per l’affitto ed ha dei finanziamenti adeguati), altrimenti viene messa in vendita con bando ad evidenza pubblica e rivolto al mondo delle imprese. Le risorse ricavate vengono destinate alla realizzazione di servizi, infrastrutture e altre opere pubbliche, oppure l’opera pubblica è l’oggetto del bando che viene ripagata con la capacità edificatoria.

(estratto dell’articolo “Nuove case a Funo? Una proposta indecente”)
A Funo, per esempio, è prevista una nuova urbanizzazione di terreno agricolo pari a 200.000 metri quadrati: metà (100.000 metri quadrati) sarà sfruttata dai privati; l’altra metà, stando alla legge, verrà urbanizzata dal Comune.

Vignali. Non è stato capito il procedimento; come sopra indicato, i privati avranno un indice su tutta l’area individuata, ed una parte sarà poi ceduta al comune secondo le logiche sopra descritte. Il comune poi deciderà come procedere.

(estratto dell’articolo “Nuove case a Funo ? Una proposta indecente”)
Il terreno è sovrastato in buona parte da una linea elettrica ad alta tensione e sotto di essa non si possono costruire case per evidente inquinamento elettrico.
Qual’è stata allora la pensata furba? I privati interrano la linea elettrica per togliere l’inquinamento.
Poiché il costo è alto, e quindi il loro guadagno sarebbe quasi nullo (poverini!), per evitare i loro pianti, il comune rinuncia al terreno che doveva ricevere in regalo.
Vignali. Anche in questo caso non è vero e non funziona così. Le aree vengono classificate edificabili in relazione all’interramento della linea elettrica, altrimenti la Provincia, l’Arpa e la AUSL non permetteranno l’edificazione. L’indice perequativo viene assegnato come per le altre aree, il comune avrà in cambio con il medesimo procedimento una parte di terreno su cui calcolerà la propria edificabilità per i fini sopra descritti.

Pasquali. Ora i cittadini possono valutare se sono più “indecenti” le proposte che l’amministrazione si appresta a discutere o l’utilizzo di considerazioni non rispondenti alla realtà per poter costruire una “speculazione” politica priva di fondamento.

La redazione informa
Per una questione di spazio non siamo riusciti a pubblicare tutte le lettere pervenute. Ci riserviamo di farlo nel prossimo numero di Foglio Aperto.

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