Porta a porta, scuse e osservazioni
Risposta alla lettera dell’Assessore all’ambiente del numero 3 del 2007 di Foglio Aperto
Diversi sono gli argomenti che desidero confutare.
1) Regole Democratiche.
Premetto che quando un Consigliere Comunale (non importa se di maggioranza o di minoranza) interrogava i responsabili dell’Amministrazione (Sindaco o Assessore) su un fatto contingente, l’allora sindaco, Sig. Valerio Gualandi, si informava dagli impiegati e, nel Consiglio successivo, si assumeva la responsabilità della risposta. Al contrario, gli attuali Responsabili dell’Amministrazione Comunale, se interrogati, fanno appello alla loro deresponsabilizzazione, consegnano un foglio o un fax con firme più o meno conosciute di dipendenti comunali, e si sentono così liberati dalla scocciatura di approfondire l’argomento. Ciò premesso, stimolato dall’Assessore, ho riletto il mio articolo, pubblicato su Foglio Aperto No.2 e mi sono reso conto di aver offeso involontariamente un impiegato che aveva firmato una delle risposte: a lui chiedo umilmente scusa.
La frase incriminata, impiegatino, era uscita dalla mia penna per focalizzare il fatto che mai nel nostro Comune il Sindaco o un Assessore si erano nascosti dietro l’apparato, rinunciando alle loro responsabilità per evitare un dibattito in Consiglio Comunale.
2) I rifiuti di Napoli.
Prego tutti di rileggere quanto da me scritto per verificare che le mie critiche non sono rivolte ai napoletani, ma agli Amministratori campani (Bassolino e Rosa Russo Iervolino) che, solo per i rifiuti, sono riusciti a sperperare in 12 anni la bella cifra di 2.600.000.000.000 (2 mila e 600 miliardi di lire).
Inoltre la frase “disprezzo malcelato per il popolo napoletano” che si vuole far passare in maniera subdola per un mio pensiero, non solo non traspare dalla lettura dell’articolo, ma non appartiene neppure alla mia cultura ed alla mia educazione: credo semplicemente sia una libera ed errata interpretazione dell’Assessore.
3) Dubbi sull’Amministrazione.
Se avessi avuto fiducia nell’Assessore, o nel Sindaco, di gestire la raccolta differenziata dei rifiuti in modalità porta a porta a basso costo avrei dato loro il mio voto favorevole. Non l’ho fatto e non sono pentito!
Forse, per giustificare il mio voto contrario, ho usato frasi politicamente scorrette. Poiché in fatto di Amministrazione Pubblica a me piace parlare producendo prove, a suffragio di quanto da me affermato, cioè l’incapacità della Giunta di gestire a basso costo la raccolta dei rifiuti, riportavo nell’articolo l’esempio della campana del vetro svuotata in maniera antieconomica.
L’Assessore vorrebbe sapere quale sia la fantomatica campana svuotata nonostante il grado di riempimento del 5-10%. Perchè me lo chiede su Foglio Aperto e dopo tanti mesi?
Io credo che, se l’argomento gli fosse stato veramente a cuore, avrebbe posto il quesito nel momento stesso in cui avevo sollevato il problema oppure nel corso di uno dei tanti nostri incontri. Sono certo però che Geovest, dopo quell’articolo, abbia dedicato un po’ più di attenzione all’organizzazione della raccolta e che, dopo qualche settimana, fosse in grado essa stessa di dare una risposta all’Assessore, mettendo sul piatto della bilancia non solo quella campana incriminata, ma altre 5 o 6 svuotate regolarmente anche se semivuote.
Oggi, dice l’Assessore, lo svuotamento di una campana del vetro costa solo euro 3,11 a fronte dei 10,80 di un anno fa ed aggiunge che il risultato è stato raggiunto grazie all’ottimizzazione della raccolta. La cosa mi fa piacere. Mi domando però: se di questa disorganizzazione non se ne fosse parlato in Consiglio Comunale e su Foglio Aperto, se il problema non fosse stato affrontato in pubbliche assemblee, se non avessi sollevato il problema, ci sarebbe stato lo stesso risultato? Io credo di no.
Aggiungo inoltre che il Presidente di Geovest, in pubblica assemblea, ha confermato che piatti, bicchieri e posate di plastica non vanno nel contenitore della plastica, ma nel contenitore dell’indifferenziato: una piccola ripicca del CONAI (il consorzio addetto a riciclare i rifiuti) nei confronti delle aziende che producono materiali plastici per alimenti perchè non versano un piccolo obolo al CONAI stesso.
Ma allora è l’ambiente che sta a cuore, o gli affari della propria azienda?
di Marco Mazzanti

