Rifiuti, la via obbligata è il’porta a porta’
Da: Il Resto del Carlino del 18 febbraio 2008
Più raccolta differenziata significa più risparmi
di CESARE SUGHI
SIAMO ondivaghi. Concitati. Frettolosi. Volubili. Precipitosi. Scopriamo i problemi quando si sono già manifestati, poi ci piace abbandonarli come se fosse stato tutto uno scherzo. I lavavetri e il lóro racket? Si faccia avanti chi ne sa ancora qualcosa. Gli imbrattatori di muri? Eviden-temente hanno cambiato sede, e anche i cani pericolosi e i loro amici punkabbestia si stanno pian piano riprendendo il loro posto dietro le quinte della città. Adesso tocca ai rifiuti, non so se per l’ondata mefitica che sale dalla Campania e lambisce la nostra attenzione con le sue immagini e quasi con i suoi cattivi odori, o perché in questa nostra concitazione amministrativa, nella volubilità con cui, in assenza di progetti strategici, Bologna tira avanti il suo estemporaneo giorno-per-giomo, si nasconda una verità diffide da smentire: la coperta della nostra città è corta, e vale poco tentare di tirarla in qualche modo da una parte, perché subito se ne scopre un’altra, e via così procedendo. E c’è anche un altro rischio, gravissimo in tempi nei quali la comunicazione tra istituzioni e cittadino assume un aspetto cruciale: continuando nel vizio di tirare la coperta di qua e di là, senza meditare troppo e senza valutare in anticipo le conseguenze degli scossoni che ne derivano, si fanno circolare visioni inesatte, sì allontana la conoscenza delle cose fra le gente. E’ una vecchia, distorta concezione quella che pretende di far passare per realismo politico, cioè per pratica efficace e virtuosa, la gestione frammentaria di ciò che è urgente, della schiuma che affiora, anziché dedicarsi pun-tualmente — ecco il vero risparmio di tempo amministrativo e politico, per la collettività—a prevedere, a prevenire, a elaborare le indispensabili soluzioni d’insieme. Ma s’è detto, siamo ondivaghi, frettolosi, precipitosi. Dunque, imprevidenti, approssimativi.
SUCCEDE, così, che ATO5, l’agenzia della Provincia per i servizi pubblici, registri, per l’anno scorso, 224 casi di rifiuti ingombranti abbandonati fuori dai cassonetti, perché ci si preoccupi di far sapere che tutto dipende dal cattivo comportamento dei commercianti e dei loro imballaggi che intasano isole e contenitori. Teoria almeno discutibile, sia perché una parte di quei rifiuti ‘commerciali’ risulta costituita da materassi, mobili rotti, elettrodomestici, sia perché non pare vigano, in città, indicazioni precisissime sugli orari e i modi in base ai quali ì negozianti sono tenuti allo scarico dei loro ruschi. Attenzione, dunque., Ma, soprattutto, attenzione a non voler credere e far credere che il problema dei rifiuti a Bologna stia tutto comodamente dietro il dito della presunta negligenza bottegaia.
SAREBBE il caso, piuttosto, di al-zare il livello del dibattito, e quindi di avvistare—almeno avvistare—impostazioni un po’più degne dei tempi e della serietà del problema. Bologna, con un 30%, non di più, di raccolta differenziata dei rifiuti urbani è in coda rispetto alle altre città dell’Emilia Romagna. Le norme previste, e varie volte ritoccate, imponevano ai Comuni di giungere entro il 2003 a una differenziata del 35%, una soglia rinviata poi al 2006. In altre parole, siamo almeno 5 punti sotto un obiettivo che scadeva due anni fa. Non solo, ma entro il 2010, dal momento che il tetto previsto per allora è del 65%, la nostra città dovrebbe moltiplicare più del doppio la propria capacità dì raccolta differenziata (e la conseguente efficacia nel riciclaggio di una produ-zione di immondizia sempre più elevata). C’è un piano per raggiungere questo obiettivo, visto che il 2010 è dietro l’angolo e che l’Unione europea ha lo sguardo severo? E dice bugie il sindaco di Novara quando afferma che, portando in due anni la rac-colta differenziata dal 35 al 66%, il suo Comune ha ottenuto un risparmio secco di spesa pari a 2 milioni? Rispondere, come sta avvenendo qui, con altri giri di vite (uno slogan divenuto di moda, sotto le Torri) sulla Tarsu e nei confronti di chi l’avrebbe evasa, significa poco di buono: perché se è vero che questa operazione vale per Palazzo d’Accursio dai 5 ai 6 milioni di incasso, si sente dire che le iniziative recentemente programmate per incrementare la raccolta differenziata saranno sostenute con 6OOmila euro, una miseria.
E POI c’è l’ideologia del cassonetto dura a morire. Non quelli a colori, le campane per il vetro e la carta e la plastica, ma- il cassonetto indifferenziato, dove cacciamo il sacchetto di rifiuti casalinghi, e dove c’è di tutto. E’ un oggetto glorioso, pieno di beneme-renze, comodo per discariche e incene-ritori. Ma anche ì muri seri sono caduti. Bologna, specie dentro le mura, non può continuare a non sperimentare il ‘porta a porta’, che ha i suoi limiti e le sue complessità, ma garantisce che la raccolta differenziata rifaccia — siamo noi a doverla svolgere, in partenza, con sacchetti separati — e che le quote di recupero del materiale di scarto salgano, e di molto. Nel mondo flessibile, anche la raccolta dei rifiuti non può non diventarlo. L’immondizia, come il traffico o l’inquinamento, va affrontata con più strumenti, con mezzi adattabili alle varie situazioni. Non siamo ai primi posti neanche in questo. E si sente dire che il ‘porta a porta’verrà provato, per la prima volta, nelle zone collinari, e non nel centro storico, dove porterebbe vantaggi anche alla viabilità. Non ce la faccio a capire. Mi arrendo.

