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Sicurezza al lavoro
Ha dell’incredibile quanto ho visto solo a Funo in un paio di settimane. Nei tiggì non passa giorno che non si parli di sicurezza al lavoro, di quanto ci costino i morti e i feriti, di chi sia la responsabilità ecc. Qualche settimana fa, passando per via Vivaldi, quasi all’angolo con via Nuova noto una impalcatura per la ristrutturazione di un edificio. Butto gli occhi al cielo e noto un operaio che in piedi su una impalcatura si sporge per montare altri tubi sull’impalcatura stessa. Non ha elmetto protettivo nè un’imbracatura che lo regga nel caso perda l’equilibrio.
Mi chiedo a chi tocca far rispettare le regole… forse alla Polizia Municipale, poi gli faccio un paio di foto con il telefono, mi distraggo e non ci penso più
Qualche giorno fa, nello stesso nostro edificio in via Don Pasti, all’ultimo piano qualcuno è intento a montare un tendone in terrazza. Caspita, non credo ai miei occhi quando vedo come stanno lavorando gli operai:
Un tizio sta in piedi all’ESTERNO del parapetto del terrazzo ad oltre 10 metri di altezza, anch’egli senza nessun mezzo di protezione. Mentro lo guardo, il tizio perde l’equilibrio, annaspa un paio di volte e MOLTO FORTUNATAMENTE riesce ad afferare il parapetto e a rimettersi in piedi. Non credo ai miei occhi. Si è salvato per un pelo. Ma come? Quante volte succederà in un solo giorno?
Ma come, la nostra piccolissima azienda - dove l’unico rischio esistente è quello di scivolare sulle briciole della propria merenda - deve pagare migliaia di euro all’inail per un paio di errori formali e questa gente può lavorare in queste condizioni?
Conosco la persona del quarto piano e mi informo: il tizio è un dipendente dell’azienda presso la quale è stato acquistato il tendone. Aveva con se alcuni dispositivi di sicurezza (probabilmente non tutto l’occorrente) ma non li ha usati.
A chi spetta far rispettare la sicurezza al lavoro? Perchè l’INAIL viene a controllare noi?



Il cuore di tutta la normativa sulla sicurezza si basa su il principio di “formazione-informazione” che riguarda innanzittutto i lavoratori. Ma esiste una sorta di insofferenza da parte dialcuni lavoratori verso l’uso dei dipositivi individuali di sicurezza. Il primo controllore della sicurezza deve essere il lavoratore, poi c’è il responsabile della sicurezza dell’azienda, poi il rappresentante dei lavoratori, poi ‘ispettorato del lavoro e l’INAIL. Ma di certo, se mancano i primissimi livelli, se l’uso dei dispositivi di sicurezza sono avvertiti come delle perdite di tempo… c’è poco da fare.
C’è poco da fare anche se i datori di lavoro se ne impippano delle norme sulla sicurezza, giostrandosi tra insoffferenza ed ignoranza (in senso etimologico= non sapere) del lavortore. Quando menefrghismo del dtore di lavoro ed insofferenza del lavoratore si intrecciano, allora la sicurezza sul lavoro è una favola.
Ma so benissimo, per averla toccata con mano, quale insofferenza traspare dai lavoratori, quando il datore di lavoro ti comunica che devi fare un tot di ore di formazione sulla sicurezza. E i lavoratori di cui parlo sono insegnanti!