La nascita del Centro Sociale Funo
Nella testimonianza di uno dei fondatoria cura di Gian Paolo Borghi e Idalgo Mandrioli
In quest'anno ricorre il ventesimo anniversario della costituzione del Centro Sociale Funo, la struttura socio-culturale più longeva esistente nel nostro territorio. La sua nascita venne anticipata da incontri collettivi e da decisioni che si caratterizzarono per l'intensa partecipazione, oltre che per intuizioni che, alla distanza, si sono dimostrate pienamente vincenti. Per meglio comprendere lo spirito di quegli incontri preliminari riportiamo la testimonianza di Romano Trentini, oggi novantacinquenne, ma sempre attivo e pieno di entusiasmi e di ideali, che nel 1989 era responsabile locale dello SPI-CGIL, componente sindacale significativa in quel periodo costitutivo. Lo abbiamo incontrato nella sua casa di Funo alcuni giorni fa e lo ringraziamo di questa sua cortese disponibilità.
Ricorda Trentini: «Eravamo nell' 82-83 quando si decise di proporre l'apertura di un centro sociale, vent'anni fa, era sindaco Roberto Onofri. Allora si arrivò alla determinazione di destinare una parte di un'area di proprietà della Società Fonteviva a centro sociale o ad altri fini pubblici, non utilizzabile quindi come zona abitativa. Venne perciò convocata una riunione alla Casa del Popolo, a cui partecipammo in diversi: oltre chi vi parla, c'erano Gastone Sgargi, Remo Gotti, Lodovico Lelli, e altri. Eravamo in un gruppo di cittadini, in parte rappresentanza del sindacato SPI-CGIL, in parte espressione dell'allora partito di maggioranza e della cittadinanza. C'erano, insomma, varie figure di rilievo in quei tempi, da coloro che collaboravano attivamente alla gestione della Casa del Popolo ad altri, sempre comunque punti di riferimento nella realtà di Funo. La Fonteviva era una società immobiliare intenzionata all'acquisto del terreno lavorato dalla famiglia Francesconi. La proprietà di quel terreno era di un certo Monti, residente a San Marino di Bentivoglio. La società concluse l'accordo di acquisto e si recò in Comune per le relative pratiche di edificazione.
Il sindaco Roberto Onofri precisò che, a norma di legge, una parte dell'area da adibire ad abitazioni doveva essere tenuta a disposizione del comune per finalità pubbliche. Il sindaco mi informò di quanto stava avvenendo e mi propose o di prendere in carico l'ex casa Francesconi per conto del sindacato dei pensionati oppure di fare un centro sociale. Io gli risposi che avrei indetto una riunione del nostro comitato. Una parte dei nostri militanti non era d'accordo, perché l'abitazione era un po' degradata e si rendevano necessari molti lavori di sistemazione, probabilmente superiori alle nostre forze. Andammo ai voti e prevalse, a maggioranza, la decisione di prenderla a nostro carico. Allora il sindaco prese atto della cosa, in quanto credeva fermamente nella possibilità di fare un centro culturale ricreativo a Funo. I lavori che si preannunciavano erano effettivamente tanti e iniziammo a costituire un comitato specifico. Nominammo segretario Tinarelli, un grande lavoratore. Dopo pochi giorni però rinunciò all'incarico e l'iniziativa venne assunta dalla signora Laila Bianchi. Qualche tempo più tardi il coordinamento passò a Remo Gotti, poi, nel corso degli anni, la presidenza fu assegnata a Giorgio Casella, quindi a Dario Tomassia e infine ad Idalgo Mandrioli. Questa è in sintesi la storia del Centro Sociale Funo! Io sono molto soddisfatto dei risultati ottenuti. Oggi il nostro centro sociale dà valore alla gente, che s'inserisce perché trova quello che desidera!». Il ventennale del Centro Sociale Funo sarà ricordato con una serie di iniziative tutt'altro che celebrative, ma proiettate nel futuro.
I lettori di "Foglio Aperto" ne saranno presto informati!
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