Rassegna stampa
Riciclare si può Bastano tre ingredienti
Il riciclaggio dei rifiuti – lo sappiamo - è la via maestra per inquinare meno e non sprecare materie prime e energia, infatti in molte nazioni europee la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti arriva a oltre il 40%, un ottimo risultato se comparato a quello italiano di uno striminzito 25,8% (comunque in aumento: nel 1996 era il 7,2%). Se si prendono in considerazione i dati relativi all’energia necessaria per produrre materiali a partire dalle materie prime e li si confronta con quella che si usa, invece, a muovere dalla riutilizzazione delle materie recuperate dai rifiuti, emerge un dato difficilmente contestabile: se si raddoppia la vita media di un prodotto, automaticamente si dimezzano i consumi di energia, i rifiuti, l’inquinamento e l’esaurimento delle materie prime.Come mai, allora, siamo così poco propensi al riciclaggio ? Forse conta la mancanza di fiducia nel fatto che il lavoro di separazione effettuato in casa non vada poi perduto al momento del conferimento dei rifiuti. Molti hanno paura che vetro, carta, plastica e metalli vengano poi rimescolati dopo tutto l’impegno che si è messo nel separarli. Non è così (salvo casi malavitosi): conviene a tutti – dalle aziende di raccolta a tutto il settore produttivo alla pubblica amministrazione locale — che i materiali vengano separati e riutilizzati e i risultati settore per settore parlano chiaro, con le elevate percentuali di recupero del vetro, della carta, dell’alluminio e della plastica che pure si riescono a registrare.
Eppure non sarebbe così difficile, ci vorrebbero solo tre ingredienti. Il primo è una riduzione dei rifuti all’origine, cioè è necessario che le aziende imparino a usare meno imballaggi e che li rendano omogenei (tutto cartone o tutta plastica e non un po’ dell’uno e dell’altra, per esempio, rende più facile la raccolta differenziata). Oggi esistono imballaggi fatti di due soli fogli sottili di plastica che vengono gonfiati come un materassino e che si riducono a una piccola pallina una volta sgonfiati. Ma questo non dipende da noi.
Il secondo ingrediente è che le municipalizzate rendano pratica ed efficace la raccolta differenziata e dunque consentano il riciclaggio. E soprattutto che raccolgano l’immondizia (come si faceva peraltro anni fa) passando porta a porta a ritirare i sacchetti che, però, noi avremmo depositato fuori di casa nelle fasce orarie indicate e già suddivisi per materiali. Ed è questo l’ultimo ingrediente, quello che dipende da noi, la volontà di cambiare abitudine e finalmente dividere almeno i materiali organici decomponibili (resti di cibo soprattutto) da quelli “secchi” che possono essere recuperati. Siccome la frazione organica “umida” è circa un terzo dei rifiuti solidi organici, se in Campania ci fossimo comportati così non avremmo avuto un milione di tonnellate di rifiuti per le strade, ma solo 600.000 interamente riciclabili da condurre a un riciclaggio finalmente conveniente per tutti. Dunque niente discariche e niente puzze. E niente malavita.
Dalla rivista “Consumatori” maggio 2008
Mario Tozzi (primo ricercatore Cnr - Igag e conduttore televisivo)


